Ricordo d'infanzia

lunedì 9 luglio 2012




Ieri pomeriggio su SKY hanno trasmesso un bel film: "Il violino sul tetto. Una scena in particolare ha riportato alla mia mente un episodio della mia infanzia.
Siamo nel 1944. C'è la guerra. Da Milano, dove abitavamo, siamo "sfollati" a Vittorio Veneto, il paese natio del mio papà, dove avevamo dei parenti che ci avrebbero ospitato.
Il mio papà, non "abile" per essere arruolato, per guadagnare qualchecosa, vendeva "maglieria" al mercato. Per questo tutte le mattine all'alba, caricava su di una bicicletta, scassatissima, la sua merce, e poi prendeva il treno che da Vittorio Veneto, lo portava nei paesini che lui conosceva.
La mia mamma con Elena, la mia sorellina ed io, lo aspettava a casa.
Era un pomeriggio di sole. Forse giugno o luglio: faceva molto caldo. Ricordo che da tre giorni il mio papà non tornava a casa.
La mia mamma, mentre lavava i panni al lavatoio vicino a casa, parlava con le altre donne e piangeva.
Io, (quattro anni) poco lontano, ero triste e badavo a Elena (due anni) che se ne stava seduta in mezzo al prato. Raccoglievo fiorellini e glieli donavo cercando di farla stare tranquilla.
Intanto dei fiorellini azzurro-cielo, avevano attirato la mia attenzione e ne feci un bel mazzetto che tenni per me. A casa poi li misi in una ciotola per non farli "morire"!
Il sole calava all'orizzonte quando mi sedetti sul gradino della soglia di casa. Lo facevo tutte le sere era il mio rito nell'attesa del rientro del mio papà.
Da lontano sentii il rumore della sua bicicletta: raccolsi i fiorellini e mi precipitai incontro a lui.
Veloce gli saltai al collo e cademmo tutti e due, ma io abbracciandolo stretto stretto gli porsi i fiori dicendogli: "Sono belli, li ho raccolti per te, paparino!"
Questo episodio, oltre ad averlo fotografato nella mia memoria, mi è stato raccontato tante volte dal mio papà che si commuoveva sempre!.
Dovete sapere che in quei tre lunghissimi giorni, papà era stato preso, in una retata, dai tedeschi che, già al "muro" con altri italiani, erano pronti a fucilarlo se la persona che impartiva gli ordini, tra i documenti di papà non avesse trovato una fotografia di una mia zia, morta da poco tempo durante un bombardamento all'aeroporto di Treviso, che lavorava, appunto in aeroporto, come dattilografa.
Disse: "Questo bono italiano" e ce lo rimandò a casa!
Quando si dice "lassù qualcuno mia ama!" si è proprio vicini alla verità.

Ora che la mia strada è da tempo tracciata o meglio che sono arrivata ad un punto dal quale posso vedere bene la mia vita trascorsa  e so che non tutte le giornate sono state rose e fiori,  riesco a guardare al domani con serenità. Ora so che non sono sola. I miei cari che da tempo hanno raggiunto il cielo mi accompagnano in questa strada e questo mi dà una grande gioia.