Mia giovinezza di A. Negri

giovedì 14 giugno 2012



"Non t'ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all'essere. Sei tu, ma un'altra sei:
senza fronda nè fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto. Un'altra sei più bella.
Ami, e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi, rendi grazie in cuore.
Anno per anno, entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese; ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo.Or guardi al Lume
che non inganna: nel tuo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un'età che non ha nome: umana
fra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.
O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno:- in fin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quand'è spento il sole"

N.B. Ogni azione, stima, attrattiva, adorazione, dipende dall'essere come tale, da ciò che è. Tutta la densità della commozione testimoniata nella poesia della Negri deriva dal fatto che nella vita c'è un impeto, cioè che la vita è attraversata da un impeto d'amore, che non pensa ad essere riamato. Se tu pensassi ad essere riamato, un po' del soggetto sarebbe generato da te. Invece "ami" è un assoluto" (L. Giussani in Le mie letture)