Conversazione con la morte (inizio)

sabato 12 maggio 2012


Vieni avanti, su.
Non aver paura. Entriamo ancora una volta
nel nostro triste, umido eppure così tenero sottoscala.
Questi che ci guardano
sono tutti occhi di amici.
Ecco: sediamoci qui, come ieri,
come sempre.
Sediamoci come se fosse una sera uguale alle altre.
Così, giorno dopo giorno,
siamo arrivati alla fine della nostra grande
bellissima giornata,
com'è grande e bellissima la giornata di ogni uomo.
Un tempo pensavo di poter dire
che la mia lo fosse di più;
ma quale conoscenza dei pianti e degli affetti,
delle speranze e delle disperazioni,
delle sofferenze e delle gioie altrui
mi potrebbe consentire, oggi, un simile diritto?
Ove pur non avessi fatto che avvicinarmi a loro,
parteciparle, entrarvi dentro,
e, a poco a poco, con la prudenza che esse meritano
aprirle e conoscerle,
sempre mi sarebbe mancato in quella conoscenza
qualcosa,
qualcosa mi sarebbe sempre sfuggito;
forse il punto più alto dell'altrui felicità,
la spina più acuta dell'altrui dolore;
ed è proprio in quella punta,
su quella spina,
che le parole si fanno deboli,
denunciano le loro incapacità
e sulle bocche degli uomini,
su quelle degli animali,
come sulle verdi labbra degli alberi,
scende il bisogno d'un pudore ancor più grande
e, con esso, il sipario muto, invincibile e sacro
del silenzio.

(Giovanni Testori)