Era de Maggio Roberto Murolo

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Inizia il mese di Maggio. Mese sonoro e canoro dedicato a Maria
e alle rose che in questo mese"la fanno da padrone". Rose per Lei,
Lei che amiamo, Lei a cui ricorriamo, esuli figli di Eva,
a Lei dedichiamo la poesia di questa serenata.

"...torna maggio, torna ammore,
fa' di me chello che vuò!..."
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Anniversario M. Grazia

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28 aprile

"Io vivo nei vostri cuori"

Mi manchi come tutti i momenti trascorsi insieme.
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4a Domenica di Pasqua( Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni) di G. Sacino

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RIFLETTO

Anche se guardandoci in volto gli uni gli altri, vediamo i tratti somatici di ognuno e abbiamo nomi diversi, tra noi però c'è una realtà più vera e profonda: il Padre celeste ci ama tanto non solo da chiamarci figli suoi, ma da esserlo realmente!
Pensiamoci!
Siamo figli di Dio e un giorno lo vedremo così come Egli è (2a lettura)
In attesa del compimento, dobbiamo vivere da figli, dobbiamo comportarci da figli e questo non è facile.
Per aiutarci nel compimento del sogno di Dio su di noi, Egli ci ha donato il Buon Pastore che offre la vita per noi, ci chiama al bene, ci conosce, ci guida. Senza il pastore, le pecore si disperdono e i lupi rapaci cercano di divorarli; così tra noi. Senza ministri della Parola di Dio; senza coloro che come Gesù, donano la vita per la nostra salvezza, senza i sacerdoti, tutti saremmo più facilmente preda dei vizi, degli errori.
Con Gesù, buon pastore, preghiamo il Padre perchè anche nelle nostre comunità, faccia sorgere tante vocazioni sacerdotali, religiose, missionarie che gioiosamente donino la vita a Lui servendo i fratelli.
Accompagnamo la nostra preghiera con l'offerta delle sofferenze degli ammalati, le preghiere innocenti dei bimbi, i nostri sacrifici perchè uniti a Gesù, ci ottengano il dono delle vocazioni di diaconi, presbiteri, vescovi, religiosi e religiose veramente tutti di Dio.

PREGO
Sono anni e anni che preghiamo
"Manda, Signore, apostoli santi!".
Oggi i preti sono pochi e non bastano al mondo.
Preghiamo, ma i frutti, come il cuore desidera,
non vengono.
Poi penso alla Beata Teresa di Calcutta
e i suoi conventi sono pieni
di giovani e donne che danno la vita.
Perchè?
Busso in clausura
e i giovani monaci
tanti, sorridenti
mi accolgono.
Perchè?
Le vocazioni altro non sono
che il fascino di Te Crocifisso;
nudo, essenziale.
Il resto sono fronzoli inutili.
In ginocchio Ti supplico:
la mia comunità
viva solo Te, Dio Crocifisso
pastore che dai la vita.
E le vocazioni verranno
perchè solo Tu hai parole
e seduzioni
più forti del mondo.
Amen.

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Contemplare

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Ogni vita contemplativa trova il suo compimento quando si trova davanti all'Amore.
La distrazione non appartiene alla vita contemplativa: evento eterno all'Amore
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all'orecchio..di Gialal Ed-din Rumi.

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Il Signore ha bisbigliato qualcosa all'orecchio della rosa
ed eccola aprirsi al sorriso.
Il Signore ha mormorato qualcosa al sasso
ed eccolo gemma preziosa scintillante nella miniera.
Il Signore ha detto qualcosa all'orecchio del sole
ed ecco la guancia del sole coprirsi di mille eclissi.
Ma cosa avrà mai bisbigliato il Signore
all'orecchio dell'uomo
perchè egli solo sia capace di amare e di amarLo?
Ha bisbigliato AMORE.
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I SANTI

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I SANTI sono i nostri compagni di viaggio
che ci indicano il cammino
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Chi ci separerà dall'amore di Cristo?

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Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Chi ci separerà dunque dall'amore di Cristo?
Forse la tribolazione, l'angoscia, la persecuzione,
la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori
per virtù di Colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che nè la morte
nè vita, nè angeli nè principati, nè presente, nè avvenire,
nè potenze, nè altezza nè profondità,
nè alcun'altra creatura potrà mai separarci
dall'amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.
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Felicità e gioia

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La felicità non può realizzarsi senza la gioia.
E la gioia ha come elemento fondamentale la benedizione
che viene da Dio.
Solo chi è benedetto da Lui possiede la gioia
anche nel dolore ed è quindi felice.

(P. Tillich)
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oggi

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non dimentichiamo che ogni giorno ci è donato per la felicità

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Che ogni aprile tu possa fiorire

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Un pugno di grano nel tuo palmo
lascia che io metta, valoroso figlio mio,
valoroso figlio mio, cintura del mio fianco;
lascia che nelle tue braccia
passi il sangue di venti tori,
e grazie alla tua statura di cipresso
possa tu erigere le colonne di venti case;
e quando solo con le tue dita
seminerai il tuo grano
possa tu raccoglierne
come il numero delle stelle.

Un pugno di grano sulla tua testa
lascia che io versi, mio adorato nipotino,
mio adorato nipotino, mio bastone fiorito;
lascia che sulla tua fronte si incidano
cento salmi di saggezza,
e sulle tue spalle si posi
il tabernacolo della purezza;
e quando un giorno visiterai la tua mandria
che verso il tuo palmo pieno d'orzo
si protendano mille montoni.

Un pugno di grano sui tuoi capelli
lascia che faccia piovere, nipotina, mia rosa,
nipotina, mia rosa, corona della mia tomba;
lascia che le tue guance brillino
ogni primavera nuovi papaveri,
e nei tuoi occhi nuotino
ogni estate nuovi raggi;
e quando pianterai un ramo di salice
che ogni aprile tu possa vederti verde
sotto la sua ombra.

(Daniel Varujan)
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3a domenica di Pasqua: G. Sacino

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RIFLETTO
La comunità convocata dal Signore risorto, intorno ai legittimi pastori successori degli apostoli, è il luogo in cui lo stesso Signore, si manifesta.
Lo abbiamo meditato domenica scorsa e ci viene ricordato oggi. Gesù riappare alla comunità riunita per ascoltare i due di Emmaus, e ai loro dubbi - credevano di vedere un fantasma - ripete "Perchè dubitate? Guardate le mie mani; sono io. Toccatemi."
E aprì loro la mente all'intelligenza delle Scritture.
Anche oggi Gesù è vivo e operante in mezzo a noi.
Chiediamo allo Spirito di aprirci il cuore per accogliere il dono della Parola, e per incominciare a mettere in pratica, concretamente, l'insegnamento di Gesù.
Faremo così l'esperienza non solo che Lui è concreto, reale, ma che la Sua presenza è continua nella Sua Chiesa e, se lo vogliamo, anche in noi.
L'apertura del nostro cuore alle necessità del prossimo sia il segno della nostra sincera volontà di mettere in pratica quanto il Risorto ci chiede mentre la preghiera di lode al Padre esprima la gioia che sorge in noi per la certezza della vita divina che ci viene donata.

PREGO
Sono contento Signore
sono contento perchè scopro
che la fede in Te
è concretezza di vita.
"Non sono un fantasma
ho carne e ossa.
Toccatemi, guardate"
hai detto nel Cenacolo
ai discepoli dubbiosi.
E lo ripeti a noi, anche oggi
e la Chiesa lo ripete al mondo.
Ma Tu sei realtà,
carne, cibo, parola.
C'è poco da ridere contro di Te,
e le nostre parole contrarie,
i nostri dubbi ritornanti
sono erbe secche
che il vento disperde
nel nulla, come un cuore che non ama.
Ma Tu rimani, ami e perdoni,
Tu sei il risorto.
Amen.
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Sento le cose cantare (poesie per Maria) R.M.Rilke

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Sii silenzio, Tu mia vita inattingibile -
di fronte al puro ascolto, allo stupore;
sappia Tu ciò che domanda il vento
prima ancora che le betulle diano un fremito.
E quando parlerà il silenzio - a Te, una sola volta -,
permetti la sconfitta dei Tuoi sensi.
Per qualunque soffio fatti dono, protenditi nel dono;
vuole amarti, esserti culla.
Sii ampia, dunque, anima mia, sii ampia,
finchè per Te la vita giunga al compimento;
sulle cose assorte nel pensiero
diffondi Te come festiva veste.
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Preghiera

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Signore, noi Ti cerchiamo e desideriamo il Tuo volto
fa' che un giorno, rimosso il velo, possiamo contemplarlo.
Ti cerchiamo nelle Scritture che ci parlano di Te
e sotto il velo della sapienza, frutto della ricerca delle genti.
Ti cerchiamo nei volti radiosi di fratelli e sorelle
nelle impronte della Tua passione, nei corpi sofferenti.
Ogni creatura è segnata dalla Tua impronta
ogni cosa rivela un raggio della Tua invisibile bellezza.
Tu sei rivelato dal servizio del fratello al fratello
sei manifestato dall'amore fedele che non viene meno.
Non gli occhi ma il cuore ha la visione di Te
con semplicità e veracità noi cerchiamo di parlare con Te.

(Comunità di Bose)
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Bimbi

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La sola cosa necessaria per la tranquillità del mondo, è che ogni bambino possa crescere felice.

Orso in piedi
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"Da il senso della nascita" di Testori e Giussani

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Don Giussani: (sta dialogando con Testori)
Perchè l'attesa della speranza umana in te ha già avuto una grossa storia e allora, secondo me, conosci bene le sue urgenze e le sue impotenze; perciò è tutta tesa al vagito, anche solo al vagito della risposta, quello che cristianamente si chiama l'annuncio. L'annuncio di un fatto che, trapassando tutte le nostre debolezze, piccolezze e meschinità, si presenta come un abbraccio ricostitutivo, vale a dire l'abbraccio della nuova nascita, un abbraccio che provoca come una palingenesi totale. Insomma è una carne marcia che fiorisce; secondo il senso delle parole dette da Gesù a Nicodemo.

Testori:
A proposito di lei, la speranza, che è il destino dell'uomo, il suo cammino che nasce, anche fisicamente, anche cellularmente; che nasce, dicevo, da uno stato di dolore e nello stesso tempo da uno stato di felicità, perchè è conoscenza della ragione dell'essere ma è anche il dolore, proprio il dolore della nascita che ha già in sè il dolore della croce... Ora ogni uomo, io credo, ha la sua croce; sia che la riconosca, sia che non la riconosca; piccola e indegna di fronte alla Croce delle croci, però immensa, perchè ogni uomo è una creazione di Dio, quindi la croce di ogni uomo è immensa anche nella sua meschinità, nelle sue titubanze, nelle sue vergogne e nei suoi tradimenti. L'uomo è un evento immenso. Ogni uomo, quindi tutti gli uomini, tutta la storia di tutti gli uomini è un'immensità moltiplicata all'infinito. Al centro di questa immensità c'è una speranza che nasce e che è legata al dolore. Guai, secondo me, ad aver paura del dolore e del dolore che deriva dalla nascita. Perchè significherebbe vietare quasi tutto lo sviluppo dell'uomo verso la speranza, quasi tutto lo sviluppo dell'uomo dentro il disegno di Dio e dentro il sangue di Cristo per arrivare a Chi esiste veramente, al tempo che non è più tempo, allo spazio che non è più spazio, in cui però tutto il nostro tempo e tutto il nostro spazio possono trovare la loro consacrazione eterna, totale. Per questo credo che la realtà enorme del cristianesimo sia la risurrezione dei morti; il cosmo che sarà abitato, non da idee, non da ipotesi, non da memorie, ma da corpi risorti nella partecipazione della carità o nell'esclusione dalla carità. Io credo che proprio perchè avvenga questa risurrezione dei morti, questa risurrezione dei corpi, perchè il cosmo sia sempre abitato da corpi cioè dai Figli di Dio e dai fratelli di Cristo; ecco, io credo che non si possa fare a meno del dolore; della croce.

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Colori

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La mia mano non è del colore della tua, ma se mi pungo uscirà sangue e sentirò dolore.
Il sangue è dello stesso colore del tuo,
Dio mi ha fatto e sono un uomo.
Orso in piedi
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Sotto la pioggia (Tracce)

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Primi di aprile. Un cielo di piombo, carico d'acqua. Letizia allaccia la felpa ad Agnese. Escono per una breve incontro. Dopo pochi passi scendono le prime gocce. Letizia allunga il passo. Agnese in braccio pesa un po'. "Aveva ragione la mamma di prendere l'ombrello" Ecco proprio la mamma le aveva chiesto aiuto per delle commissioni da fare. Semaforo rosso. In attesa del verde, Letizia è persa nei suoi problemi. Non si accorge del signore che le si avvicina. "Scusi posso?" Senza aspettare la risposta allunga l'ombrello per ripararle dall'acqua sempre più fitta. "Grazie". E lui "Come si chiama questa bimba?". "Agnese". "La mia nipotina Matilde. E' nata da pochi mesi. Ha una malattia rara. Oggi la operano per fare in modo che possa stare seduta". Scatta il verde. Attraversano. L'uomo la saluta e se ne va.
E' un attimo. I dubbi, i programmi...sparisce tutto. Anzi cambia tutto. Acceso da altre domande che riaffiorano:"Quanto è grande il dramma dell'uomo? Che sproporzione c'è tra il nostro desiderio di felicità e la finitezza delle cose?".
Solo Dio risponde al dramma dell'uomo. In modo misterioso, ma risponde.
Letizia, camminando rasente ai muri, va all'incontro con la sua mamma, dicendo tra sè un'Ave Maria per quella bambina. "Per chiedere un miracolo". E non restare tranquilla.
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Volontariato

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Quando i miei nipoti erano ancora nei sogni del Divino, io non ero molto occupata: il catechismo il mercoledì, la casa, il marito non ancora in pensione, Ada e Enrico già impegnati nel lavoro.
Un giorno Ada mi chiese se mi fosse interessato fare volontariato in ospedale. Verso settembre-ottobre si sarebbe tenuto il corso in preparazione. Non ci pensai troppo e mi iscrissi. Il corso durò circa due mesi, se ben ricordo, e alla fine ci fu un piccolo esame. Beh, lo superai e quando mi chiesero in quale reparto preferissi andare, senza esitazione risposi "radioterapia". "Perchè proprio lì?" "Se devo aiutare qualcuno, trovo sia meglio farlo dove è più importante la mia presenza". "Bene!"
Fu così che per cinque anni, ogni martedì pomeriggio dalle tre alle cinque mi recavo al mio appuntamento con il dolore.
Prima di uscire di casa, dicevo una decina di Ave Maria, poi prendevo il pullman e ancora pregavo il mio Angelo Custode perchè mi aiutasse a trovare le parole giuste da dire a chi avrei incontrato.
 Io, in quel reparto, riconoscevo la presenza di Cristo
Vivere quei rapporti, vivere ogni particolare di quelle persone era proprio diventare più coscienti della "grazia" che mi era ed è ,data.
Ascoltando Radio Maria, con alcune pazienti, recitavamo il rosario. Se qualcuna non poteva alzarsi dal letto, mi sorrideva invitandomi a incominciare il Rosario proprio da lei.
La persona che è rimasta la più cara al mio cuore è stata una professoressa d'italiano: ammalata di un tumore alle ossa doveva rimanere sdraiata completamente, senza neanche il cuscino. Sdraiata mangiava, pensate: leggeva e così anche dialogava.
In un giorno d'estate in cui faceva molto caldo, mi guardò e mi chiese:"Perchè lo fa?" Non risposi subito, guardai alla sua compagna di camera che incuriosita, anche lei aspettava una mia risposta.
"Lo faccio perchè in voi io trovo una risposta alla mia fede. Io trovo Gesù."
"Signora", mi disse "faccia la brava, guardi che giornata abbiamo oggi, vada a passeggiare in centro, a vedere le vetrine, a comprarsi un gelato, non venga a perdere il suo bel sorriso proprio qui!".
"Sono io che ho bisogno di voi, per capire il mio dolore (Valeria era già morta e io porto al collo una sua immagine) per far tesoro di ciò che il Signore mi dona tutti i giorni: soprattutto la vita di chi mi sta accanto. Da quest'incontro con voi io ne esco più ricca". Mi stavo commuovendo. Giulia e Maria sorrisero entrambe e a toglierci d'impaccio giunse un'infermiera con il tè che versai nelle loro tazze porgendoglielo.
Ho iniziato a non dare le cose per scontate e capire maggiormente il segno della contemporaneità di Cristo in mezzo a noi. Anche se ogni tanto me ne dimentico!.
Questa è la carità, che non è qualcosa che facciamo noi, ma che riceviamo: "Ti ho amato di un amore eterno e ho avuto pietà del tuo niente" (Ger 31,3)

Il mio "volontariato" si è concluso perchè Ada, che era rimasta incinta, aveva bisogno di me. Sempre.
Questa esperienza mi ha insegnato e segnato. So con sicurezza che se incontro una persona che mi rappresenta quel TU in cui credo, e che ha pietà del mio niente, io sono così commossa che, sotto la pressione di questa commozione, investita da questa presenza, io so di poter trattare tutto e tutti in un modo diverso.
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2° Domenica di Pasqua o della Divina Misericordia

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PREGO di G. Sacino

Preghiera per la Chiesa.

E' bello sapere
che sono nato da Te,
o Dio della vita;
sono nato da Te,
perchè credo
che Gesù è il Cristo.
E in Lui, la Sua Chiesa
mia madre, mio tutto;
lei che nei travagli del tempo
ripete: è Risorto
e nel sangue rigenera
figli e fratelli.
Grazie per la Tua Chiesa
Signore Risorto!
Sia per tutti coloro che cercano
il luogo  sicuro
dell'incontro con Te.
Amen.
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La carità soltanto di Margherita Guidacci

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Hai perduto la fede e la speranza.
Proprio ora, nel tratto più difficile
e minaccioso, quando tutte le vie
s'aggomitalono in labirinti
e sempre più imperfetta è la conoscenza,
sempre più lacunosa la profezia,
sempre più nera la nube dell'enigma,
proprio ora hai perduto quelle fide compagne!
Ma la terza sorella, la più grande,
non t'abbandona, anzi ti stringe a sè
più fortemente. Arde di carità
il tuo cuore e nel vincolo di fuoco
adombrando la rosa, trasfigura in giardini
tutta la tua intricata solitudine.
Quasi tu avessi già passato il varco
oltre il quale, comunque, non possono seguirci
fede e speranza, non più necessarie,
la carità soltanto ti possiede,
per te da sola accende la visione.
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LAVORO

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Papa Giovanni Paolo II parlando del "lavoro" diceva:
"Il lavoro non è una maledizione, è una benedizione di Dio che chiama l'uomo a dominare la terra e a trasformarla, affinchè con l'intelligenza e lo sforzo prosegua l'opera creatrice e divina. Mi amareggia la scarsezza del lavoro, mi amareggia profondamente l'ingiustizia, i conflitti, le ideologie di odio e di violenza che non sono evangeliche e che tante ferite causano nell'umanità contemporanea.
Creeremmo un mondo poco abitabile se solo mirassimo ad avere di più ((vedi le notizie di questi giorni che riguardano i ns. parlamentari) questo lo aggiungo io) e non si pensasse alla persona del lavoratore, alle sue condizioni di essere umano e di figlio di Dio, chiamato ad una vocazione eterna, se non si pensasse ad aiutarlo ad essere di più.
Non sempre il lavoro è facile, piacevole, soddisfacente; talvolta può essere pesante, non valutato, non ben retribuito, perfino pericoloso. Bisogna allora ricordare che ogni lavoro è una collaborazione con Dio per perfezionare la natura da Lui creata, ed è un servizio ai fratelli."
Questo ed altro scriveva il nostro Beato Giovanni Paolo II nella Laborem Exercens.
Io sottolineo che queste parole sono destinate a rimanere nei nostri cuori se abbiamo il lavoro. Soprattutto doniamo parole di speranza a coloro che, ogni giorno, perdono il posto di lavoro aiutandoli materialmente come meglio possiamo! Ricordiamoci che l'amore è gratuito!.
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Decisioni

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Ho ascoltato questo frase: "Invidio sua madre, la sua età, il periodo di vita nel quale vive in cui non deve più procedere a tentoni. Le decisioni impossibili non fanno più presa. Le ansie e le decisioni che si sono sbagliate ti sono tanto più care e più preziose quanto le cose  che hai fatto bene. E ti senti in pace... e lo sai perchè ormai hai tutto alle spalle..."
Vorrei arrivare a sentirmi così!
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Piove di Ada Negri

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PIOVE

Piove da un'ora soltanto,
ma il bimbo pensa che già
piove da tanto, da tanto,
sopra la grande città.
Piove sui tetti e sui muri,
piove sul lungo viale,
piove sugli alberi oscuri
con ritmo triste e uguale;
piove; e lo scroscio si sente
giungere dalle vetrate,
che versano lacrime lente
come fanciulle imbronciate.
Piove; e laggiù sulla via
e in ogni casa, già invade
l'intima malinconia
di quella pioggia che cade.
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Ricordo Giovanni Testori in "Tracce"

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Non sbaglierà, nonostante tutti gli errori,
chi avrà voluto bene alla realtà, ossia alla
Creazione. Se vuoi bene alla Creazione,
puoi anche scrivere o dipingere le cose più tremende:
esse sono già salvate dal Creatore fatto carne.

Giovanni Testori, scrittore, poeta, drammaturgo è stato uno dei più grandi e controversi intellettuali italiani del Novecento. Tenuto alla larga dai salotti culturali, estromesso dalle antologie scolastiche, ignorato dalle università per le sue posizioni estremiste, anarchico, omosessuale per pubblica ammissione, Testori è stato il maggior drammaturgo italiano del dopoguerra e uno dei più importanti critici d'arte: a lui si deve la rivalutazione critica della pittura lombarda del Cinque-Seicento, oggi universalmente ammirata.
Nel 1978, il più grande statista italiano,Aldo Moro, si trovava prigioniero delle Brigate Rosse, Testori dalle pagine dei giornali osava parlare di Dolore e di Perdono! E questo affascinava il pensiero di tante persone cattoliche. Io mi sono commossa leggendo "Interrogatorio a Maria" recitato dal Teatro dell'Arca di Forlì che rappresentò l'opera a Novara nella Cattedrale di San Gaudenzio.
C'è una frase di San Paolo che dice "Vagliate tutto e trattenete ciò che vale"
Giovanni Testori è morto nel 1993, il 16 marzo, le sue opere resteranno a testimonianza di una vita ricca di passioni culturali.

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Festa tradizionale di Pasquetta in Cecoslovacchia

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Le uova e le frustate di Pasquetta

Con primavera praghese si intende tutto quell'insieme di manifestazioni culturali, tradizioni popolari e feste che salutano l'inizio della bella stagione.
Oggi, che è il Lunedì dell'Angelo, in Italia meglio conosciuto come Pasquetta, voglio parlarvi, in particolare, di una tradizione popolare legata a questo giorno, ancor oggi diffusissima non solo a Praga, ma in tutta la Repubblica Ceca.
Si tratta della Velikonocni Pomlazka.
Il giorno di Pasquetta, in tutta la Repubblica Ceca, gli uomini, armati di un frustino, devono dare qualche frustata sulle terga delle donne.
I frustini, chiamati pomlazky, sono realizzati con verghe di salice intrecciate, ma ci sono varianti come i ramoscelli di ginepro o altri virgulti molto resistenti.
Dal canto loro, le donne, dopo il trattamento, annodano sulla punta del frustino dei nastri colorati e regalano agli uomini delle bellissime uova colorate, alcune delle quali, decorate con motivi artistici, diventano veri e propri oggetti da collezione.
In passato, le donne venivano anche bagnate con dell'acqua.
Ovviamente, oggi la tradizione, che comunque viene rispettata da tutti, prevede solo qualche colpetto simbolico, anche se qualcuno, soprattutto i giovanissimi, va anche un po' oltre, e le donne, che pure in Repubblica Ceca godono di un enorme rilievo sociale, accettano di buon grado questa tradizione dei loro avi, che consente ai maschietti di sentirsi, almeno un giorno all'anno, in grado di esercitare un potere su di loro.
Oggi gli uomini non intrecciano più i virgulti, e le donne non annodano più i nastri colorati, perché i frustini, già completi di nastri, si vendono sulle bancarelle durante le feste di Pasqua, e le uova in regalo sono gli ovetti di cioccolato dei supermercati.
Nessuno, però, rinuncia alla tradizione, seguitissima da giovani e anziani.
Chi gira per le strade a Pasquetta, vede gruppi di ragazzi che fanno il giro delle case delle loro coetanee con il frustino sotto il braccio, ed uomini non più giovani anch'essi armati delle tradizionali verghe con i nastri colorati.
E' una vera festa popolare, anche perché pare che la tradizione porti fortuna per tutto l'anno, ed è un modo di socializzare molto sentito.
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Pasqua di Risurrezione

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Notturno di M. Guidacci

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Col viso vòlto ad Oriente
per aspettare l'alba
e il cuore vòlto ad un più chiaro Oriente
da cui verrà la risurrezione,

io mi sono coricata. Che importa
se per una sola notte o per tutte ?
Uno stesso Signore mi è guida
verso l'alba e la risurrezione !






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Parole per Lei di Rainer M. Rilke

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Guarda al Tuo Figlio.

Maria,
Tu piangi
E così anch'io vorrei piangere
Con la fronte sopra la pietra,
piangere...
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Cena del Signore G. Sacino: rifletto

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Con questa Messa inizia il Triduo Pasquale del tradimento, della passione, morte, sepoltura e risurrezione di nostro Signore Gesù Cristo. Questo triduo, che costituisce come il cuore di tutto l'anno liturgico con la solenne austerità dei riti, con l'invito personale ad una meditazione più prolungata della Parola di Dio, con una carità fatta servizio - l'icona del grembiule direbbe don Tonino Bello -, aiuta ognuno a vivere con personale sintonia, i momenti forti della nostra salvezza.
In ogni celebrazione Eucaristica, in cui quel sacrificio si rende attuale per noi, viviamo l'amore di Gesù che si dona totalmente per noi, ma oggi, quasi ripartendo dall'inizio, dal primo giovedì santo della storia, sentiamo un bisogno tutto particolare di lodare, adorare, ringraziare Gesù e invocare il dono di nuove, molte sante vocazioni sacerdotali in mezzo a tutti i popoli.
Oggi la liturgia ci ricorda il gesto di Gesù - Signore e Maestro -, che lava i piedi ai suoi discepoli. E' un gesto inaudito, razionalmente insensato che il Signore lavi i piedi ai servi, che il Maestro li lavi ai discepoli, che Dio si inginocchi davanti all'uomo, eppure Gesù usando due verbi "dovete" e "fate", ci dice che senza umiltà, servizio, povertà del cuore, non si entra nel mistero eucaristico.
Facciamo nostri i sentimenti di Gesù e in questa giornata che ci ricorda l'amore folle di Dio, offriamo il frutto delle nostre rinuncie quaresimali, vissute come condivisione con i più poveri.


PREGO
Rimango incantato o Signore
quando sento parole d'amore:
una mamma che dice al suo bimbo:
ti amo, ti mangio, ti mangio
e baci e sorrisi completano il dono.
Sono parole d'amore anche quelle
di chi, amandosi in Te,
diventa un tutt'uno con l'altro,
quasi possesso totale
come pane mangiato è per sempre.
La madre e l'amante lo sperano,
Tu, amore solo amore, lo puoi.
Ti mangio, mi mangi
per perderTi in me, per perdermi in Te.
Tu, pane di vita, ci doni la vita,
Tu amore, folle amore, ci doni l'amore.
Solo grazie so dirTi
e brucio di essere uno con Te.
Amen.
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L. Giussani

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Non ha bellezza, nè aspetto suggestivo il sacrificio. Il sacrificio è Cristo che patisce e muore. Egli è il significato della propria vita, perciò deve incidere nel presente, perchè ciò che non è amato nel presente non è amato, e ciò che non è affermato nel presente non è affermato. "Il tuo nome nacque da ciò che fissavi"(Giovanni Paolo II). La legge dell'esistere è l'amore, perchè l'amore è affermare con il proprio agire qualcosa d'altro. Tutta la vita è funzione di Dio. La nostra vita è funzione di Te, o Cristo. "Cerco il Tuo volto". "Cerco il Tuo volto", questa è l'essenza del tempo. "Cerco il Tuo volto", questa è l'essenza del cuore. "Cerco il Tuo volto", questa è la natura della ragione.
Se portiamo attenzione alle nostre giornate, ad ogni imput di sacrificio che, imposto dalla vocazione, noi assecondiamo, realmente ci percepiamo redentori, ricostruttori di città distrutte, redentori con Cristo. Allora la nostra azione si spalanca, si apre: con la presenza di Cristo, con il cuore di Cristo, la nostra vita personale spacca gli orizzonti e si apre all'Infinito, un Infinito che, come la luce del sole, penetra fin nei tuguri e nei luoghi oscuri, tutto rendendo nuovo.
Dobbiamo collaborare a ciò per cui Cristo è morto. "Vocazione" vuol dire essere chiamati particolarmente a questo, a rendere inevitabile per noi questo: partecipare a quell'azione per cui Cristo è morto per redimere, per salvare gli uomini. Non potremo andare per la strada e guardare le facce degli altri se non sentendo uno struggimento, uno struggente desiderio di salvarli.
 E' dentro questo struggimento che si salva se stessi.
Lo sguardo di Cristo non si può portare se non nella coscienza di essere peccatori. Che si è peccatori non è un giudizio se non emerge quando guardiamo la faccia di Colui che abbiamo contristato. Le nostre giornate sono dominate invece dalla distrazione, così il cuore rimane arido e in quello che facciamo siamo piene di pretesa.
Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno. Il sacrificio non è un'obiezione, neanche la sconfitta umana è un'obiezione, ma è la radice della Resurrezione, è la possibilità di una vita vera.
L'avvenimento che riaccade qui ed ora, se è innanzitutto un fatto - un fatto che non si può ridurre a nulla, che non si può censurare, che non si può cancellare - , se è innazitutto un fatto, è un fatto per te che ti interessa supremamente. E' un fatto per te! Per te, per me, per me! "Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso.
"Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.
Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.
Tutto il mondo giudica castigo il dolore, giudica l'uomo raggiunto dal dolore, costretto alla rinuncia, al sacrificio come percosso da Dio e umiliato, ma Maria no. Come era chiaro al suo cuore, crocifisso con quello di Cristo, che il castigo che ci dà salvezza, che esalta la vita si era abbattuto su di Lui e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome. (Fa' che arda il mio cuore nell'amare Cristo Dio per piacere a Lui). Ecco la grande legge morale. Qui insorge la vera legge morale che è la scaturigine della morale: piacere al Mistero, piacere a quell'uomo crocifisso, piacere al mistero di Dio che si è reso uomo e fu crocifisso per me, e risorse perchè io fossi liberato.
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Via Crucis 4a stazione Gesù incontra Sua Madre

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Simeone parlò a Maria, sua madre:
"Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione.
E anche a Te
una spada trafiggerà l'anima".

Il primo significato che la Madre porta al Figlio è una identificazione. Chi avrebbe creduto che il Creatore, perchè noi vivessimo il rapporto con tutte le cose, avrebbe dovuto perderle per poi riaverle! Sua Madre lo ha creduto subito.
Madonna rendici partecipi della coscienza con cui tu guardavi tuo Figlio camminare con gli uomini per cui è venuto a morire, solo.
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Via Crucis di Luigi Giussani 1a stazione

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I sommi sacerdoti, le autorità e il popolo
insistevano a gran voce,
chiedendo che Gesù venisse crocifisso.
Pilato allora decise
che la loro richiesta fosse eseguita.

Noi siamo tra gli uccisori di Cristo come tutti gli altri, ma lo siamo in un modo assolutamente particolare com'è particolare il suo rapporto con noi. Eppure rimane inesorabile questa Presenza nella nostra vita, perchè essa Gli appartiene.
Il Signore, nella Sua Misericordia, ci ha scelti, ci ha perdonati, ci ha abbracciati e riabbracciati. Egli ha preso su di sè tutti i nostri peccati, noi siamo già perdonati. Deve manifestarsi. Come? Attraverso il cuore mio che L'accoglie, che Lo riconosce. E' una cosa così semplice, ma non c'è nulla di più divino nel mondo, di più miracoloso, cioè di più grande anticipo dell'evidenza ultima ed eterna.
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Domenica delle Palme di G. Sacino

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Con questa domenica inizia la settimana santa in cui, come Chiesa pellegrina nel tempo, vivremo il memoriale della passione, morte, sepoltura e risurrezione del Signore.
E' il momento culminante dell'amore di Dio per noi; è il momento di Dio, il Kairòs della sua grazia e della misericordia.
La chiesa ci chiamerà più volte a vivere questa esperienza di salvezza, che attraverso i segni liturgici, si rende attuale per noi e dispone la comunità - e noi con essa - a entrare nel mistero dell'amore che salva.
La narrazione dell'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme ci ricorda la gioia con cui i ragazzi e le folle lo accolgono mentre nell'ombra i potenti tramano contro di Lui ma ci invita anche a rivivere quei momenti non come spettatori distratti ma come coloro che riconoscono in Gesù "Colui che viene nel nome del Signore".
Il lungo racconto della passione ascoltiamolo con quella particolare attenzione che è propria di chi rivive una storia d'amore che lo ha salvato e lo salva e dal cuore sgorgheranno in noi sentimenti di sincera gratitudine per la salvezza che Gesù ci dona.

PREGO
Signore, non Ti sembri strano
ma oggi vorrei dirTi grazie
per l'asino di cui Tu hai
voluto aver bisogno e
sulla sua groppa sei entrato
in Gerusalemme.
Probabilmente se io fossi vissuto
a Gerusalemme, in quella domenica
sublime e tragica, sarei stato
tra la folla osannante e
forse tra chi - nell'odio -
tramava la Tua morte.
Nessuno ha pensato a quell'asino
che Ti portava.
Oggi, dopo duemila anni e più
ancora poco si pensa all'asino.
Grazie per quell'asino fortunato
e grazie per quei papà,
quelle mamme, quei figli,
quei preti e Vescovi che lavorano
in silenzio - per Te.
Che sono felici non del successo
ma perchè Tu te ne servi
per continuare ad andare alle folle.
Sono gli umili lavoratori del Tuo
regno,
la cui grandezza si nota
quando non sono più tra noi.
Portali tutti nella Gerusalemme celeste
e fa' che io sia
un piccolo asino al Tuo servizio.
Grazie.
Amen.
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