L. Giussani

lunedì 2 aprile 2012



Non ha bellezza, nè aspetto suggestivo il sacrificio. Il sacrificio è Cristo che patisce e muore. Egli è il significato della propria vita, perciò deve incidere nel presente, perchè ciò che non è amato nel presente non è amato, e ciò che non è affermato nel presente non è affermato. "Il tuo nome nacque da ciò che fissavi"(Giovanni Paolo II). La legge dell'esistere è l'amore, perchè l'amore è affermare con il proprio agire qualcosa d'altro. Tutta la vita è funzione di Dio. La nostra vita è funzione di Te, o Cristo. "Cerco il Tuo volto". "Cerco il Tuo volto", questa è l'essenza del tempo. "Cerco il Tuo volto", questa è l'essenza del cuore. "Cerco il Tuo volto", questa è la natura della ragione.
Se portiamo attenzione alle nostre giornate, ad ogni imput di sacrificio che, imposto dalla vocazione, noi assecondiamo, realmente ci percepiamo redentori, ricostruttori di città distrutte, redentori con Cristo. Allora la nostra azione si spalanca, si apre: con la presenza di Cristo, con il cuore di Cristo, la nostra vita personale spacca gli orizzonti e si apre all'Infinito, un Infinito che, come la luce del sole, penetra fin nei tuguri e nei luoghi oscuri, tutto rendendo nuovo.
Dobbiamo collaborare a ciò per cui Cristo è morto. "Vocazione" vuol dire essere chiamati particolarmente a questo, a rendere inevitabile per noi questo: partecipare a quell'azione per cui Cristo è morto per redimere, per salvare gli uomini. Non potremo andare per la strada e guardare le facce degli altri se non sentendo uno struggimento, uno struggente desiderio di salvarli.
 E' dentro questo struggimento che si salva se stessi.
Lo sguardo di Cristo non si può portare se non nella coscienza di essere peccatori. Che si è peccatori non è un giudizio se non emerge quando guardiamo la faccia di Colui che abbiamo contristato. Le nostre giornate sono dominate invece dalla distrazione, così il cuore rimane arido e in quello che facciamo siamo piene di pretesa.
Non possiamo dimenticare a quale prezzo siamo stati salvati, ogni giorno. Il sacrificio non è un'obiezione, neanche la sconfitta umana è un'obiezione, ma è la radice della Resurrezione, è la possibilità di una vita vera.
L'avvenimento che riaccade qui ed ora, se è innanzitutto un fatto - un fatto che non si può ridurre a nulla, che non si può censurare, che non si può cancellare - , se è innazitutto un fatto, è un fatto per te che ti interessa supremamente. E' un fatto per te! Per te, per me, per me! "Per te" è la voce che si sprigiona dal cuore del Crocifisso.
"Per me" è l'eco che ne soffre il cuore mio, la coscienza mia.
Tutto cadrebbe nella morte senza questa voce, senza questa Presenza.
Tutto il mondo giudica castigo il dolore, giudica l'uomo raggiunto dal dolore, costretto alla rinuncia, al sacrificio come percosso da Dio e umiliato, ma Maria no. Come era chiaro al suo cuore, crocifisso con quello di Cristo, che il castigo che ci dà salvezza, che esalta la vita si era abbattuto su di Lui e per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato un nome che è al di sopra di ogni altro nome. (Fa' che arda il mio cuore nell'amare Cristo Dio per piacere a Lui). Ecco la grande legge morale. Qui insorge la vera legge morale che è la scaturigine della morale: piacere al Mistero, piacere a quell'uomo crocifisso, piacere al mistero di Dio che si è reso uomo e fu crocifisso per me, e risorse perchè io fossi liberato.

Via Crucis 4a stazione Gesù incontra Sua Madre



Simeone parlò a Maria, sua madre:
"Egli è qui per la rovina
e la risurrezione di molti in Israele,
segno di contraddizione.
E anche a Te
una spada trafiggerà l'anima".

Il primo significato che la Madre porta al Figlio è una identificazione. Chi avrebbe creduto che il Creatore, perchè noi vivessimo il rapporto con tutte le cose, avrebbe dovuto perderle per poi riaverle! Sua Madre lo ha creduto subito.
Madonna rendici partecipi della coscienza con cui tu guardavi tuo Figlio camminare con gli uomini per cui è venuto a morire, solo.

Via Crucis di Luigi Giussani 1a stazione


I sommi sacerdoti, le autorità e il popolo
insistevano a gran voce,
chiedendo che Gesù venisse crocifisso.
Pilato allora decise
che la loro richiesta fosse eseguita.

Noi siamo tra gli uccisori di Cristo come tutti gli altri, ma lo siamo in un modo assolutamente particolare com'è particolare il suo rapporto con noi. Eppure rimane inesorabile questa Presenza nella nostra vita, perchè essa Gli appartiene.
Il Signore, nella Sua Misericordia, ci ha scelti, ci ha perdonati, ci ha abbracciati e riabbracciati. Egli ha preso su di sè tutti i nostri peccati, noi siamo già perdonati. Deve manifestarsi. Come? Attraverso il cuore mio che L'accoglie, che Lo riconosce. E' una cosa così semplice, ma non c'è nulla di più divino nel mondo, di più miracoloso, cioè di più grande anticipo dell'evidenza ultima ed eterna.