Anniversari

martedì 13 marzo 2012




Amo le ricorrenze. Festeggio i compleanni, gli anniversari, il passato. Ora siamo in tanti in famiglia: marito, figli, nipoti, fratelli, cognate e per fortuna anche una mamma, la mia, novantenne! E gli amici...E poi non le vogliamo contare le Feste che il calendario ci propone? Preparare le torte, cercare i regali e vedere tutti contenti e festosi che fanno "cin cin" tintinnando i bicchieri!
Certo sarebbe bello, ad esempio, per il mio compleanno andare in giro con un gran pacco di cioccolatini e donarli ai passanti... e tutti a cantarmi la canzoncina!
Oppure con un gran mazzo di fiori e invece di riceverli, donarli alle tante persone imbronciate!
Se tutti facessero così sarebbe un mondo più colorato e più bello, no?!
Facciamo bene a festeggiare le ricorrenze!
Anche se oggi sento il presente urlare e piangere e ridere. Sento un presente tutto pieno del passato e, perchè no, del futuro.
Il passato l'ho vissuto, se n'è già andato portandosi via i miei pianti, le mie risate, la guerra.
E' stato come un incendio.
Forse quell'incendio che nella Bibbia nascose il roveto a Mosè rivelando l'Altissimo.
A me ha rivelato l'Amore e l'Infinito grande!
Perchè la vita è un atto continuo di un Altro.

Da: Fai bei sogni di M. Gramellini


L'ospedale di Sarajevo fluttuava come un galeone fantasma fra edifici anneriti e strade squarciate. Le Nazioni Unite avevano approntato un aereo per trasportare a Londra quaranta bambini in condizioni disperate. I medici stilavano liste di sventurati che cambiavano di continuo perchè ogni giorno moriva qualcuno. Si era appena liberato un posto e le mamme se lo contendevano come leonesse, pronte a tutto
pur di guadagnarsi uno scatto in quella assurda lista, d'attesa. Non c'erano più cibo, nè flebo, nè lenzuola fresche. Solo la ressa dei parenti intorno ai lettini. Nell'unico senza visitatori, il più lontano dalla porta, giaceva un bimbo dai capelli così neri da sembrare blu. La sua solitudine mi attrasse. Dalla bocca gli pendeva un ciuccio primordiale e palesemente inadeguato all'età. Una pezza macchiata di sangue saliva e scendeva dal petto in sintonia col respiro. In una mano stringeva un palloncino scoppiato. Chiesi chi fosse.
"Salem è orfano. I genitori sono finiti sotto una bomba, il mese scorso. A lui invece un cecchino ha sparato allo stomaco."
"E' nella lista per Londra?" "Nessuna mamma si batte per lui." Fu come se lo starter di una corsa avesse sparato dentro la mia testa. "Proverò io a tirarlo fuori di qui".
Tormentai i funzionari dell'Onu e diplomatici inglesi, ma ognuno aveva la sua lista in tasca. Si limitarono a inserire Salem in fondo ai loro elenchi come gesto di cortesia. L'unica speranza erano i dollari che custodivo nel giubbotto antiproiettile. Ce ne vollero cento per avere un nome. Comandante Ciuka.
Esiste un confine fra umano e disumano ed è il senso di giustizia. Il comandate Ciuka non era un buono. Era un giusto. Gli raccontai la storia di Salem e misi un pacchetto di dollari sopra il tavolo.
"Li prendo ma non per me, serviranno per oliare le serrature."
Tornai il giorno dopo e mi presentò una lista con tutti i timbri in regola. Il nome di Salem era accanto al numero 11. Prima di congedarsi mi consegnò un palloncino rosso. "Portalo al bimbo da parte mia."
Attraversai la stanza 51 quella di Salem e incontrai il dottor Joza che affondò una mano sulla mia spalla.
"Ce l'abbiamo fatta!" lo investii. "Salem è in lista. Anche se vedo che starà un po' meglio perchè l'avete spostato. In quale reparto è?"
"Salem è morto. Stamattina."
Strinsi il palloncino fra le braccia così forte da farlo scoppiare.
"Vuole che l'accompagni a vederlo?" mi chiese il dottor Joza.
"Grazie faccio da solo".
Chiusi gli occhi e lo vidi. Giovane, adulto, vecchio, come non sarebbe stato mai, e poi di nuovo bambino: con quel buco nello stomaco che non avevo fatto in tempo a riempire.


Per ragioni ovvie ho tralasciato le parti descrittive che erano nel racconto... diventava troppo lungo per un blog. Lo scrittore mi perdonerà. Un palloncino pieno d'Amore.