San Giovanni Bosco: festa

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Oggi nei commenti per il mio post sul compleanno di Ada, Riccardo Paracchini, sempre attento a queste cose,  mi ha suggerito questo video. Ho voluto postarlo perchè oggi si ricorda San Giovanni Bosco  e Maria Santissima era la sua ispiratrice.
Due parole anche se tutti lo conoscono e lo amano per quanto ha fatto per i giovani dall'ora in poi.
Don Bosco muore il 31 gennaio 1888. Tre anni prima, a Roma, durante un'intervista al Journal de Rome, alla domanda: "Che cosa pensa delle condizioni attuali della Chiesa in Europa, in Italia, e del suo avvenire?", aveva risposto: " Nessuno, eccetto Dio, conosce l'avvenire. Tuttavia, umanamente parlando, c'è da credere che l'avvenire sarà grave. Le mie preghiere sono molto tristi, ma non temo nulla. Dio salverà sempre la Sua Chiesa. E la Madonna, che visibilmente protegge il mondo contemporaneo, saprà far sorgere dei redentori".

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31 gennaio: compleanno Ada

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Ora so che il Suo amore è grande,
che Lui m'amerà e m'amerà per sempre,
e so, che Lui resterà fedele e che
poi mi seguirà in ogni strada che io,
che io prenderò e luce ai miei passi
sarà il mio Signor.
Lui m'assicura che
fatica e dolore non sono senzauna ,
senza una speranza, per questo io Lo seguo
e Lui è il mio Signor...


Ora so!
So' che esistere nell'amore di Dio è meraviglioso!
Un proverbio indiano dice:"Ogni bambino che nasce viene a dirci che Dio non è ancora stanco degli uomini!". Ma io, a 25 anni non conoscevo l'amore di Dio, come lo conosco oggi e soprattutto parlavo con Lui solo se avevo bisogno di essere protetta. "Lui era in me, ma io non ero con Lui".
Mi sono sposata nel 1964 e, nel 1966, e precisamente il 31 gennaio, dopo un aborto al terzo mese di gravidanza che mi aveva lasciata distrutta e angosciata, nacque Ada.
Il parto fu molto laborioso, usarono un bruttissimo forcipe, che mi trovò completamente impreparata.
La mia mamma non si lasciava andare a molte spiegazioni e soprattutto lei era a Milano e io a Novara. Sola. Mio marito anche lui "alle prime armi" era spesso, anzi, quasi sempre, all'estero per lavoro. Ma quel giorno c'era!
Ricordo, come fosse ora, la tenerezza con cui abbracciai la mia piccolina e... piansi! Era mia, proprio mia! E, a parte alcuni segni che il forcipe le aveva lasciato, era bellissima!
Oggi, dopo l'incontro che ho avuto con la fede, così parlerei al Signore:
" Mio Dio grazie per questo dono immenso, per questa bambina "nuova" che si affaccia a questo mondo che non è perfetto come lo vorresti Tu. Donale fede in Te, forza e amore sufficienti per affrontare i giorni che verranno e i dolori che incontrerà.
Fa che non sia sopraffatta dalla cattiveria, dall'ingiustizia e dalla falsità. Perchè lei sia Ada come la vuoi Tu e non come io vorrei che fosse. Fa che sia una bambina di speranza in un mondo che ha dimenticato cosa sia sperare. E fa che con Ada, come in ogni bambino che nasce, l'angoscia si trasformi in gioia e che tutti quelli che incontrerà la guardino con occhi nuovi, con occhi pieni d'amore!".
Festeggeremo Ada sabato con Enrico, Pamela e i loro bimbi, noi oggi con la sua Elena apriremo qualche pacchettino e faremo un piccolo brindisi e poi abbracciati sogneremo un domani di pace. Auguri!
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I giorni della merla - leggenda

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I 3 giorni della Merla...
La leggenda dei tre giorni della merla si perde nell'onda del tempo.
Gli ultimi tre giorni di gennaio, il 29, 30 e 31, capitò a Milano un inverno molto rigido. La neve aveva steso un candido tappeto su tutte le strade e i tetti della città. I protagonisti di questa storia sono un merlo, una merla e i loro tre figlioletti.....
Erano venuti in città sul finire dell'estate e avevano sistemato il loro rifugio su un alto albero nel cortile di un palazzo situato in Porta Nuova. Poi, per l'inverno, avevano trovato casa sotto una gronda al riparo dalla neve che in quell'anno era particolarmente abbondante.
Il gelo rendeva difficile trovare le provvigioni per sfamarsi; il merlo volava da mattina a sera in cerca di becchime per la sua famiglia e perlustrava invano tutti i giardini, i cortili e i balconi dei dintorni. La neve copriva ogni briciola. Un giorno il merlo decise di volare ai confini di quella nevicata, per trovare un rifugio più mite per la sua famiglia. Intanto continuava a nevicare. La merla, per proteggere i merlottini intirizziti dal freddo, spostò il nido su un tetto vicino, dove fumava un comignolo da cui proveniva un po’ di tepore.
Tre giorni durò il freddo. E tre giorni stette via il merlo. Quando tornò indietro, quasi non riconosceva più la consorte e i figlioletti erano diventati tutti neri per il fumo che emanava il camino. Nel primo dì di febbraio comparve finalmente un pallido sole e uscirono tutti dal nido invernale; anche il capofamiglia si era scurito a contatto con la fuliggine.
Da allora i merli nacquero tutti neri; i merli bianchi diventarono un'eccezione di favola.
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Prima neve di B. Sluckij

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                                                                        Prima neve

                                                                 Mi leverò al mattino
tra il ridere pacato dei cristalli
di neve. Cadi, cadi, allegra, buona
Prima neve,
tu sei la prima, sei la prima neve.
I bambini nati in primavera
e gli uccelli non ti conoscevano.
Anch'io sono stupito dal biancore
anch'io stupisco di quest'aria nuova;
nella vecchia città palpita adesso
un che di fresci, di boschivo
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4a domenica Tempo Ordinario - Prego di G. Sacino

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Gesù Messia,
io credo che Tu sei il più forte;
più forte del mio peccare,
più forte dell'odio,
più forte della guerra.

Tu sei il più forte.
E per questo credo che il mondo
anche lì, dove il Demonio sembra dominare,
questo mondo così malmesso
è già redento e attende
il momento della Tua manifestazione.

Quello che non vedo in tanto buio,
sono le stelle della speranza
capaci di rompere le spesse coltri del male;
dall'incontro con Te.
Perdonami Signore
e manda ancora il Tuo Spirito
a sovvertire le nostre prudenze
a darci la gioia di amarti davvero
e nel mondo irrigato dalla
grazia del più forte,
la Tua grazia,
tornerà la speranza.
Amen.


 

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Se questo è un uomo di Primo Levi

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Se questo è un uomo

“Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici
 Considerate se questo è un uomo
   Che lavora nel fango
   Che non conosce pace
   Che lotta per mezzo pane
   Che muore per un sì o per un no.
   Considerate se questa è una donna,
   Senza capelli e senza nome
   Senza più forza di ricordare
   Vuoti gli occhi e freddo il grembo
   Come una rana d’inverno.
 Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli."
  

Questa sera non occorrono parole o immagini per "fare memoria" basta una preghiera e un dolore nel cuore
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un ricordo mio che dedico ai miei fiorellini!
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"Come il Padre ha amato me
così io ho amato voi.
Restate nel mio amore.
Ecco il mio comandamento:
Amatevi gli uni gli altri
come io vi ho amati." Gv 15,9


A tavola. Ieri sera. Parlavamo di persone amiche. Di amici della nostra Comunità Parrocchiale. Parlavamo di persone amiche che non perdonano. Che guardano agli amici giocando con la loro storia. Con i loro errori. E giudicano. Lasciando le persone sole, davanti al dramma del vivere.
La Comunità è il luogo del perdono.
Nonostante tutta la fiducia che possiamo avere gli uni negli altri, ci sono sempre parole che feriscono, atteggiamenti con cui giudichiamo il prossimo.
Tutti abbiamo bisogno di carezze! Di sguardi che ci dicono che il nostro peccato è stato perdonato.
Dobbiamo imparare ad amare veramente ciascuno, proprio per la sua storia.
Amarlo per le sue croci, perchè è nelle croci di ciascuno di noi che incontriamo il vero volto di Cristo.
Ora, nel Sacramento di Cristo (la Riconciliazione) Dio si fa avanti verso l'uomo e diventa incontro pieno di verità.
Tu, o Signore, nel volto dei miei amici, sei l'oggetto del mio vivere.
Aiutami a capirli e, a mia volta, a non giudicarli!
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il vecchio e il bambino di Guccini

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Ho pensato, oggi, a Novara e a com'era quando nel 1966
sono venuta ad abitarvi e ho fatto mia questa canzone.
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Riflessioni

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A volte mi succede di pensare alla mia vita, allo strascorrere del mio tempo, al fatto che spesso, distratta, non mi fermo a guardare la foglia che si muove in direzione del sole, non la considero presenza. Non sono abituata a fissare come presenza le cose presenti. E lo dico a me stessa, a me che ho già incontrato Cristo e che dovrei aver avuto il mio "io" già risvegliato da questo incontro. Non rendersi conto delle cose presenti, come presenza, però non vuol dire negarle, ma posso accettarle e riconoscerle. Posso anche darle per scontate! Dare per scontato tutto dalle cose che mi circondano, la casa, alle persone, la famiglia. E persino Dio!
Ecco la mia vita quando è priva di "stupore!"
Ma Dio c'è, c'è, c'è!
Come invece è bella la giornata se io riconosco tuttociò che mi è "DATO!"
Qualunque circostanza allora è diversa. Tutto mi fa "vibrare!
Allora prendo coscienza che l'evidenza più grande e profonda che io percepisco è che NON MI FACCIO DA ME! Non sto facendomi da me, non mi dò l'essere , non mi dò la realtà che sono, SONO DATO! E tutto ridiventa luce!


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All'anziano (dal video di L. Schwartzberg)

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Tu pensi che questo sia soltanto un altro giorno nella tua vita; non è soltanto un altro giorno, è un giorno che ti è dato: l'oggi. E' donato a te, è un dono. E' l'unico dono che hai qui e ora, e l'unica risposta è la gratitudine. Se non fai nient'altro che coltivare quella risposta al grande dono di questo giorno unico, se impari a rispondere come se fosse il primo e ultimo giorno della tua vita, allora avrai speso questo giorno molto bene.
Comincia aprendo i tuoi occhi e sii sorpreso dal fatto che hai degli occhi da aprire.
Guarda il cielo! Guardiamo il cielo così raramente. Notiamo così raramente com'è diverso da un momento all'altro con l'andirivieni delle nuvole.Questo giorno, ora, il tempo che fa è unico, e non sarà mai più  esattamente come oggi, quella formazione precisa delle nuvole non avverrà mai più come è ora. Apri gli occhi e guarda! Guarda i volti delle persone che incontri. Ognuno ha una storia incredibile dietro il proprio volto. E in questo momento, in questo giorno, tutta la gente che incontri tutta la vita è come un flusso unico e ti incontra qui, come un'acqua che ti dà la vita solo se apri il tuo cuore e bevi.
Ognuno che ti incontri oggi sia benedetto da te, dal tuo sguardo, dal tuo sorriso, dal tuo tocco, soltanto dalla tua presenza. Che la gratitudine trabocchi in una benedizione intorno a te, e allora sarà davvero una buona giornata.
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Perchè le stelle stanno a guardare come indifferenti al nostro soffrire?
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Prego di G. Sacino (pensando a Samuele)

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La mia preghiera è strana
tu, ci parli di vocazione,
di scelte, di collaborazioni
e io Ti prego per i genitori.
Samuele non Ti avrebbe incontrato
se i suoi genitori non l'avessero portato al Tempio;
Giovanni e Andrea non Ti avrebbero seguito,
se il loro cuore non fosse
stato educato a rimanere puro
come quello di un bambino.

Ecco perchè Ti prego per i genitori:
conferma nel santo proposito
chi si ama in Te e
fa della casa la fucina di
ogni virtù;
sostieni l'amore di chi sa
che amare vuol dire donare
per sempre, fino alla morte,
rendi luminosi i cuori e i volti
di chi vive la castità
come libertà e conquista
come lotta e gioia condivisa.
Lì, come alberi piantati
lungo il fiume, i figli
crescendo,
Ti apriranno il cuore,
la vita sarà
un canto d'amore
alla Tua volontà
e potrai dire: Seguimi,
certo di essere ascoltato.
Grazie per tanti genitori
che vivono così;
donacene ancora molti, perchè
il mondo continui a sperare.
Amen.
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amore

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Appena credetti che c'era un Dio, compresi che non potevo
fare altrimenti che vivere solo per Lui
C. De Foucauld
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E...ora?

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E ...ora? E' trascorso il Natale. I giorni si sono susseguiti veloci, in modo piacevole tanto che rimpiango nell'averlo visto ...sfuggire. L'ho atteso pienamente. Giussani diceva: "l'attesa è il luogo di chi ha sete e di chi ha fame". Fame e sete di momenti pieni di famiglia. Di Figli, di nipoti, di mamma e di sorella, insomma di chi ha un posto importante nel mio cuore. E poi Cristo. La Sua venuta. Il Suo riaffacciarsi in tutti noi. E' Lui che mi definisce più di ogni altra qualsiasi cosa, anche più dei miei sbagli, del mio tempo perso, di come sto adesso, dello stato d'animo in cui mi trovo, che è nel profondo di me. Ora c'è una pienezza nuova. Speriamo di non perderla in cose che non contano.
San Paolo diceva "Mi protendo nella corsa per afferrarlo, io che già sono stato afferrato da Cristo". Ecco cos'era la mia attesa. Non ero sola, nell'attesa di Lui. E non sono sola ...ORA.
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"Un vel s'asconde" tra il cuore e Dio di L.Cioni

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Dai versi dell'artista fiorentino emergono tutta la tensione e la contraddizione dell'uomo. Ma anche l'apertura all'unico fatto che risponde al suo bisogno: l'avvento di Gesù.
Quando scrive il sonetto 87, Michelangelo si trova a Roma. E' il 1534; la Chiesa è lacerata dal dibattito teologico e dalla lotta, anche cruenta, tra cattolici e protestanti. Per l'artista sono gli anni del definitivo distacco da Firenze, della relazione con il Cavalieri, al quale, probabilmente, è inviata questa lirica, di una sentita partecipazione alle discussioni religiose, attraverso l'amore per Vittoria Colonna, impegnata con il suo circolo culturale ad avviare un processo di riforma nella stessa Chiesa cattolica.

Vorrei voler, Signor, quel ch'io non voglio:
tra 'l foco e 'cor di ghiaccia un vel s'asconde
che 'l foco ammorza, onde non corrisponde
la penna all'opre, e fa bugiardo 'l foglio.

I' t'amo con la lingua, e poi mi doglio
c'amor non giunge al cor; nè so ben donde
apra l'uscio alla grazia che s'infonde
nel cor; che scacci ogni spietato orgoglio.

Squarcia 'l vel Tu, Signor, rompi quel muro
che con la suo durezza ne ritarda
il sol della tuo luce, al mondo spenta!

Manda 'l preditto lume a noi venturo,
alla tuo bella sposa, acciò ch'io arda
il cor sanz'alcun dubbio, e te sol senta.

Poichè il linguaggio scabro dell'autore non è di immediata comprensione, conviene riassumere il contenuto della lirica, anche se solo l'attenzione al testo può svelarne la ricchezza.

Tra l'amore di cui sono oggetto e la freddezza del mio cuore passa un nascosto velo che smorza il fuoco, tanto che non riesco neppure a scrivere ciò che mi accade: ti amo con le parole e provo dolore per la mia aridità e non so neppure come aprire la mia porta alla tua grazia, affinchè essa mi invada e scacci ogni orgoglio. Squarcia Tu il velo, Signore, rompi il muro che con la sua durezza ritarda il sole della tua luce, ignota al mondo. Manda la luce che sta per venire, affinchè l'anima mia, tua sposa, ti creda e ti ami.
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Un tempo si diceva: "L'Epifania tutte le feste le porta via!" Lo si dice anche oggi, ma più propriamente si sa che è la Domenica del Battesimo di Gesù che conclude il periodo più bello dell'anno.
Ogni uomo ha bisogno della grazia di Dio, del Suo aiuto,del Suo perdono, del Suo amore che salva,della Sua Parola che illumina il cammino della vita.
Ecco: anche pochi giorni fa, abbiamo festeggiato Dio che si è fatto nuovamente bambino per farci capire che Lui ama tutti gli uomini e che vorrebbe che imparassimo da Lui ad essere almeno migliori. San Paolo ci ricorda che "non di tutti è la fede", ma è possibile tessere cammini di pace, di giustizia, di perdono, di ascolto reciproco.
Ora con l'inizio dell'anno nuovo e nel ricordo di ciò che ho ricevuto nel mio Battesimo, vorrei dare fondamento alle speranze che ho nel cuore. BUON ANNO A TUTTI
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Epifania di N.S. Gesù Cristo: Rifletto di G. Sacino

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Fin dal Suo nascere Gesù chiama a sè tutti i popoli e tutte le categorie sociali.
Nessuno è escluso dalla chiamata alla salvezza che la fede dona.
E' quanto ci insegna l'incontro dei Magi, uomini venuti dall'Oriente, cultori di astronomia e di interpretazione dei segni celesti, che non incontrano Gesù perchè conoscono le antiche profezie, ma perchè si interrogano onestamente sul significato di una stella, di una luce che interpella il loro sapere, la loro voglia di verità.
E trovano Gesù.
Così ieri, così oggi, così sempre.
Scienza e fede cristiana non si escludono; verità dell'uomo e verità di Dio non si combattono, ma si attraggono; ragione e fede non si eliminano a vicenda, ma si integrano e si arricchiscono vicendevolmente nel rispetto dei propri campi di ricerca.
Epifania, solennità della chiamata di tutti i popoli alla salvezza ma anche alla festa perchè - nella libertà di ognuno - ogni via intellettualmente onesta, porta a Gesù.
Preghiamo perchè tutti sappiamo sempre cercare il Signore e con i Magi portiamogli i nostri cuori, riconoscendolo vero Dio, nostro Signore, unico redentore e speranza di tutti i popoli.
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Il viaggio del quarto Re di B. Ferrero

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Nei giorni in cui era imperatore Cesare Augusto ed Erode regnava a Gerusalemme, viveva nella città di Ecbatana, tra i monti della Persia, un certo Artabano.
Era un uomo alto e bruno, sulla quarantina. Gli occhi sfavillanti, la fronte da sognatore e la bocca da soldato rivelavano uomo sensibile ma di volontà ferrea, uno di quegli uomini sempre alla ricerca di qualcosa.
Artabano apparteneva all'antica casta sacerdotale dei Magi.
Un giorno convocò i suoi amici e fece loro, più o meno, questo discorso:
"I miei compagni tra i Magi - Gaspare, Melchiorre e Baldassarre - e io stesso abbiamo studiato le antiche tavole della Caldea e abbiamo calcolato il tempo. Cade quest'anno.
Abbiamo studiato il cielo e abbiamo visto una nuova stessa, che ha brillato per una sola notte e poi è scomparsa. I miei fratelli stanno vegliando nell'antico tempio delle Sette Sfere, a Borsippa, in Babilonia, e io veglio qui. Se la stella brillerà di nuovo, partiremo insieme per Gerusalemme, per vedere e adorare il Promesso, che nascerà Re d'Israele. Ho venduto la mia casa e i miei beni ed ho acquistato questi gioielli: uno zaffiro, un rubino e una perla, da portare in dono al Re. Così dicendo trasse dalla tasca i tre gioielli: uno era blu come un frammento del cielo notturno, uno era più rosso di un raggio del tramonto e la perla era candida come la cima innevata di un monte a mezzogiorno. Di sera guardò il cielo e vide , perfetta e di un radioso candore, vide pulsare la stella dell'annuncio.
Artabano partì con il suo cammello Djemal, il più forte e veloce tra i suoi cammelli; doveva calcolare bene i tempi per giungere all'appuntamento con gli altri Magi.Attraversò deserti e monti quanto, in vista delle mura sbrecciate di Babilonia, in un boschetto di palme vide un uomo che giaceva bocconi sulla strada. Sulla pelle, secca e gialla, portava i segni della febbre mortale che infieriva un quelle zone. Il gelo della morte lo aveva già afferrato alla gola. Artabano si fermò. Prese il vecchio tra le braccia e lo portò in albergo, chiese di ospitarlo per il resto dei suoi giorni. In pagamento diede lo zaffiro.
Artabano riprese la strada, ormai gli altri Magi erano partiti e lui sollecitava Djemal per vedere di raggiungerli.
Arrivò in una vallata deserta dove enormi rocce si innalzavano fra le ginestre dai fiori dorati. All'improvviso udì delle urla venire dal folto degli arbusti. Dei soldati stavano trascinando una donna dai vestiti a brandelli. Erano troppi perchè Artabano potesse affrontarli. Udide le urla della donna Artabano mise mano alla cintura e con il rubino acquistò la libertà della donna che fuggì tra le montagne come se fosse un capriolo.
Intanto Gaspare, Melchiorre e Baldassarre erano arrivato alla stalla dove stavano Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù.
I tre santi re si prostrarono davanti al Bambino e presentarono i loro doni. Il calice d'oro, un incensiere da cui si levavano volate di profumato incenso e la preziosa mirra.
Artabano correva, correva. Arrivò a Betlemme mentre dalle case si levavano pianti e fiamme e l'aria tremava come trema nel deserto. I soldati eseguivano gli ordini di Erode: uccidevano tutti i bambini dai due anni in giù. Vicino ad una casa in fiamme un soldato dondolava un bambino nudo tenendolo per una gamba. Il bambino gridava e si dibatteva, la madre alzava grida acutissime. Con un sospiro Artabano prese l'ultima gemma che gli era rimasta, la magnifica perla più grossa di un uovo di piccione, e la diede al soldato. che restituì il figlio alla madre. Ella ghermì il bimbo se lo strinse al petto e fuggì.
Solo molto tardi Artabano trovò la stalla dove si nascondevano il Bambino, Maria e Giuseppe. Si stavano preparando a fuggire e Maria aveva sulle ginocchia il Bambino. Ella lo cullava teneramente cantandogli una dolce ninna nanna.
Artabano crollò in ginocchio e si prostrò con la fronte al suolo. Non osava alzare gli occhi, perchè non aveva portato doni al Re dei Re. "Signore, le mie mani sono vuote. Perdonami..." sussurrò.
Alla fine osò alzare gli occhi. Il Bambino forse dormiva? No, il Bambino non dormiva.
Dolcemente si girò verso Artabano. Il Suo volto splendeva, tese le manine verso le mani vuote del Magio e sorrise.
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S.Teresa di Lisieux: Gesù,diletto mio, ricordati

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Ricordati la gloria di Tuo Padre,
ricordati degli splendor divini,
lasciati per venire in questo esilio
a salvar gl'infelici peccatori.
Quando Tu t'abbassasti,
scendendo su Maria,
velasti la grandezza
e la gloria infinita.
Di quel grembo materno,
a Te secondo Cielo,
ricordati.

Ricordati che il dì del Tuo Natale
lasciando il Cielo gli Angeli cantavano:
"La gloria a Dio, l'onore e la potenza,
la pace ai cuor di buona volontà".
Da diciannove secoli
mantieni la promessa,
Signor, dei figli tuoi
la pace è ricchezza.
Per gustare per sempre
questa Tua arcana pace,
io vengo a Te.

Nascondimi, Gesù, tra le Tue fasce;
voglio sempre restar nella Tua culla;
là io potrò con gli Angeli cantare,
le gioie Tue ridir dei primi giorni.
Ricorda i pastorelli,
Gesù, ricorda i Magi,
e la gioiosa offerta
dei cuori e degli omaggi.
Dello stuolo innocente
che Ti donò il suo sangue
ricordati!

Ricorda che le braccia di Maria
Tu preferisti al trono Tuo regale.
A sostentar la vita, o Bambinello,
avei soltanto il latte verginale.
Al festino d'amore
che t'appresta Tua Madre,
degnati d'invitarmi,
Gesù, mio fratellino,
e che la sorellina
ti fè battere il cuore,
ricordati.


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Solennità di Maria SS. Madre di Dio. Prego di G. Sacino

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Hai assunto la natura umana
Tu, eterno figlio di Dio.
Vero Dio e vero uomo,
mistero di un Sì
detto da una Donna;
mistero di ogni Sì
detto da donna alla vita.

Tutto parte e tutto si ricompone
in Te;
Tu sei la pace
tra Dio e l'uomo;
Tu sei la pace
tra ogni uomo.
In cielo e in terra
dove c'è l'uomo
ci sei Tu.

Se ci credo sarò sempre uomo di pace;
se non credo la pace troverà altre strade
La Pace sei Tu
che cammina con l'uomo.
Che non Ti deluda, Signore!
Amen.
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