Volantone di Natale

venerdì 25 novembre 2011





Cristo non è "qualcosa" di giustapposto, ma è "qualcosa" "dentro": dentro la tua gioia, dentro la tua stanchezza, dentro la tua convivenza, dentro la tua repulsione o dentro la tua simpatia.
La coscienza del Mistero presente rende la nostra vita un flusso continuo di novità. Con questa presenza in cui abita corporalmente la divinità, "inizia" qualcosa di nuovo: oggi alle undici, all'una, alle tre, alle quattro.
In qualsiasi momento inizia qualcosa di nuovo.  (L. Giussani)

Giorni dell'Attesa di Enzo Bianchi









Da un po' di anni, al sopraggiungere dell'Avvento, spontaneamente mi interrogo sui profondi mutamenti che ha conosciuto nel corso della mia esistenza, in un paese di antica presenza cristiana come l'Italia, il tempo che precede il Natale e mi domando: chi riesce a vivere ancora il Natale nella sua dimensione di mistero, di evento della fede? Infatti, già dopo la festa di Ognissanti e la memoria dei morti, il Natale si preannuncia come la festa imbandita dai commercianti: è la chiamata alla corsa per gli acquisti e i regali, alla ricerca di cibi sempre più ricercati, inediti e costosi, al lusso da ostentare e all'organizzazione delle "feste", da protarsi almeno fino all'Epifania. Ormai c'è un'ideologia del Natale e tutto concorre a che non ci scandalizzi più, non ci si pongano domande, non ci si senta interpellati.
Tutto questo, poi, avviene nell'indifferenza verso coloro che la povertà tiene lontani dalla festa e anzi precipita in una frustrazione sempre più accentuata. Ma ricordarsi dei poveri quando si è intenti a godere dell'opulenza e a dedicarsi al consumo è oggi giudicato moralismo: se uno osa anche solo porre l'interrogativo se tutto questo sia necessario, viene giudicato, ben che gli vada, un guastafeste. Così ci troviamo impreparati a interiorizzare la festa del Natale e finiamo per essere catapultati in una celebrazione di cui riusciamo a malapena ad afferrare alcuni brandelli di senso, lasciandoci sfuggire il senso del messaggio.

AVVENTO






Con le parole dell'Evangelista Marco, la Chiesa inizia un nuovo anno liturgico e il periodo d'Avvento
Quindi l'invito urgente del Vangelo: vegliate!
Non la veglia di chi è schiavo e teme il ritorno del padrone, ma la veglia di un figlio che attende con ansia amorosa il ritorno del Padre. Cerchiamo di essere attenti ai "segni" della Sua venuta per essere pronti all'incontro con Lui.