Vegliate di Enzo Bianchi

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Viene da chiedersi a cosa pensi oggi la gente quando usa la parola "Vigilia" di Natale. Quasi sicuramente pensa al giorno prima della festa, niente di più. E tuttavia la parola "vigilia, vigilie" ha una lunga storia, ha conosciuto significati differenti a secondo di come la si vive. Io la vivo, ancora oggi, da cristiano e da monaco: sì, perchè vigilia significa in primo luogo, la veglia nella notte, il montare la guardia, dunque il restare svegli e l'essere vigilanti, preparati, attenti a ciò che può accadere.
Già gli ebrei, vivevano la vigilia in preparazione alle feste, ma è soprattutto con l'Avvento del cristianesimo che si afferma la vigilia contrassegnata dal vegliare nella notte. Nelle comunità cristiane, la domenica (giorno, appunto, del Signore), come testimonia già Plinio, si celebrava ante lucem, "prima del sorgere del sole", cioè nelle ore normalmente dedicate al sonno, una liturgia in cui si cantava a Cristo quasi Deo, "come a un Dio". Queste veglie delle comunità furono ben presto chiamate vigilie.
Nel IV secolo, poi, i monaci, sia in Oriente che in Occidente, scelsero proprio queste ore della notte per vegliare e pregare, in attesa del Signore Gesù Cristo, affermando così la loro fede nella Sua venuta gloriosa, una venuta che va attesa, invocata, accelerata. E i monaci lo fanno ancora oggi: prima dell'alba, quando è ancora buio, nella propria cella con la faccia che a volte cade sul libro santo della Bibbia, oppure cantando insieme i salmi: essi meditano, contemplano, invocano il giorno della venuta del nuovo Sole, della Luce senza tramonto, dello Sposo, del Vincitore della morte. Caratterizzate da canti che diventano particolarmente solenni e gioiosi quando spunta l'alba. La veglia è un'esperienza che si fa con tutto il corpo, non solo con la mente: gli occhi devono restare aperti, il corpo non deve riposare, tutte le membra devono essere in stato di vigilanza...

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Volantone di Natale

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Cristo non è "qualcosa" di giustapposto, ma è "qualcosa" "dentro": dentro la tua gioia, dentro la tua stanchezza, dentro la tua convivenza, dentro la tua repulsione o dentro la tua simpatia.
La coscienza del Mistero presente rende la nostra vita un flusso continuo di novità. Con questa presenza in cui abita corporalmente la divinità, "inizia" qualcosa di nuovo: oggi alle undici, all'una, alle tre, alle quattro.
In qualsiasi momento inizia qualcosa di nuovo.  (L. Giussani)

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Giorni dell'Attesa di Enzo Bianchi

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Da un po' di anni, al sopraggiungere dell'Avvento, spontaneamente mi interrogo sui profondi mutamenti che ha conosciuto nel corso della mia esistenza, in un paese di antica presenza cristiana come l'Italia, il tempo che precede il Natale e mi domando: chi riesce a vivere ancora il Natale nella sua dimensione di mistero, di evento della fede? Infatti, già dopo la festa di Ognissanti e la memoria dei morti, il Natale si preannuncia come la festa imbandita dai commercianti: è la chiamata alla corsa per gli acquisti e i regali, alla ricerca di cibi sempre più ricercati, inediti e costosi, al lusso da ostentare e all'organizzazione delle "feste", da protarsi almeno fino all'Epifania. Ormai c'è un'ideologia del Natale e tutto concorre a che non ci scandalizzi più, non ci si pongano domande, non ci si senta interpellati.
Tutto questo, poi, avviene nell'indifferenza verso coloro che la povertà tiene lontani dalla festa e anzi precipita in una frustrazione sempre più accentuata. Ma ricordarsi dei poveri quando si è intenti a godere dell'opulenza e a dedicarsi al consumo è oggi giudicato moralismo: se uno osa anche solo porre l'interrogativo se tutto questo sia necessario, viene giudicato, ben che gli vada, un guastafeste. Così ci troviamo impreparati a interiorizzare la festa del Natale e finiamo per essere catapultati in una celebrazione di cui riusciamo a malapena ad afferrare alcuni brandelli di senso, lasciandoci sfuggire il senso del messaggio.

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AVVENTO

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Con le parole dell'Evangelista Marco, la Chiesa inizia un nuovo anno liturgico e il periodo d'Avvento
Quindi l'invito urgente del Vangelo: vegliate!
Non la veglia di chi è schiavo e teme il ritorno del padrone, ma la veglia di un figlio che attende con ansia amorosa il ritorno del Padre. Cerchiamo di essere attenti ai "segni" della Sua venuta per essere pronti all'incontro con Lui.

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Colletta alimentare: carità nel carrello

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Il prossimo sabato ci sarà nuovamente la "Colletta alimentare"
Un milione e mezzo di persone: questa è la cifra impressionante che il Banco Alimentare, tramite le strutture convenzionate, sfama ogni giorno. "Il momento storico che stiamo vivendo rimane molto delicato e drammatico" si legge sul volantino della campagna "i poveri sono in costante crescita e sono sempre più prossimi a noi"
Rileggiamo il Vangelo di oggi 20 novembre: ...perchè ho avuto fame e mi avete dato da mangiare...."
Facciamo nostro questo invito affinchè, facendo la spesa per chi è nel bisogno, si ridesti tutta la nostra persona, cominciando a vivere all'altezza dei desideri del nostro cuore.
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33a domenica del Tempo Ordinario-Prego di G. Sacino

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Fare le cose piccole ma con cuore grande,
dare un bicchiere d'acqua fresca
come se lo dessimo a Te,
Signore Gesù,
essere fedeli nel poco per ricevere il molto,
sono regole di vita che abbiamo imparato da ragazzi.
E vivendole abbiamo sperimentato la gioia,
quando, a sera, registravamo
di aver fatto il nostro dovere,
e la giornata ci appariva come un terreno
ricco di tanti umili fiori di campo.
I fiori delle piccole cose fatte bene, per Te, Dio mio.

Poi siamo cresciuti e il mondo ci ha provvocati:
cerca il primo posto, mettiti in vista,
compi azioni che richiamino l'attenzione su di te,
mostrati orgoglioso di te stesso.

E abbiamo ceduto.

Forse, per qualche attimo, ci siamo lasciati ubriacare dal successo,
ma abbiamo perduto la pace del cuore
e il gusto del vivere.

Perdonaci, Signore Gesù,
per questa vita così frenetica e fatua
e ridonaci il gusto delle piccole cose ben fatte,
compiute per amor Tuo.
Forse non saremo famosi,
ma certo saremo più santi
amandoTi ogni giorno un po' di più;
nella fedeltà di una vita che, come fiore,
fiorisce per Te.
Se poi ci chiami ad opere grandi,
tutto sia sempre per la Tua gloria
e il nostro vero bene.
Amen.

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Pensiero d'autunno di Ada Negri

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Fammi uguale, Signore, a quelle foglie
 che vedo oggi nel sole
tremar dell'olmo sul più alto ramo.
Tremano sì, ma non di pena: è tanto
limpido il sole, e dolce distaccarsi
dal ramo, per congiungersi alla terra,
S'accendono alla luce ultima, cuori
pronti all'offerta; e l'angoscia, per esse,
ha la clemenza di una mite aurora.
Fa' ch'io mi stacchi dal più alto ramo
di una vita, così, senza lamento,
penetrata di Te come del sole.
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Luigi Giussani

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I più grandi sacrifici si mutano sempre, anzi, sono le più grandi gioie, perchè si tramutano in grandi atti d'amore.

 

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La cosapiù bella di Gibran

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Le cose che il bambino ama
rimangono nel regno del cuore
fino alla vecchiaia.
La cosa più bella della vita
è che la nostra anima
rimanga ad aleggiare
nei luoghi
dove una volta giocavamo.

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Tutto e ovunque : Kahlil Gibran

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Dio è tutto
ed è ovunque.
La cosa più divina dell'uomo
è il suo meravigliarsi della vita
- l'interezza della vita -,
la sua unicità,
la sua semplicità.
In momenti di profondo amore o di passione,
molti uomini hanno questa visione.
Visione
non è altro che aprire gli occhi.

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Stupore e conversione

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A volte parliamo dello "stupore" senza "stupirci".
Per "stupirci",come ha detto il Papa, "dobbiamo spalancare le finestre per vedere nuovamente la vastità del mondo, il cielo e la terra".
A parer mio per imparare a riscoprire la fede è importante Convertirsi ogni mattina e convertendosi ogni giorno, la nostra fede diviene più forte e più nuova. E questo porta nella vita di ciascuno il risveglio del proprio io. La parola "conversione"  mi creava un po' di disagio: ("certo che mi sono convertita!" dicevo) Poi ho capito che si tratta di una specie di pellegrinaggio ai luoghi del cuore, là dove c'è l'impronta di Dio, dove è bello andare. E così  si incontra la felicità. Dio, nella Sua infinita tenerezza, ci ha creati per amarci e in quell'amore che io scopro lo stupore per la realtà che mi circonda.
Ma capiamo che cosa sarebbe la vita di ciascuno di noi se perdessimo questa capacità di stupirci? E quale dono è la fede cristiana che ci rende più capaci di stupirci di tutto!
Ha ragione Heschel:"Privi di meraviglia, restiamo sordi al sublime".

 

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Preghiera del montanaro (ricopiata da un quaderno di appunti)

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"Lasciati agganciare, Signore, come il mio moschettone. Tu sei il primo di cordata ed io Ti seguirò fedelmente, perchè ho fiducia in Te che sei mio amico da tanto tempo e conosci, molto meglio di me, qual'è la via migliore da seguire. Quando sono incerto, Tu mi rassicuri, quando ho paura mi consoli, quando sono in pericolo, mi salvi. Quando sono felice mi sorridi e canti con me. Divido il Tuo mantello, il Tuo pane, la Tua gioia. Porti anche il mio sacco e la mia fatica. Si sta bene con Te e si sale facilmente. La corda che ci unisce tocca a me costruirla, giorno per giorno e tenerla con cura, perchè non si rovini o vada perduta. I chiodi che mi assicurano alla parete, devono essere senza incrinature, come la roccia e senza falle. La roccia è dolce e dura ad un tempo. Anche Tu sei come lei: duro con Te stesso, dolce con gli altri. Io, invece, sono un po' pazzo come la mia montagna, ma Tu mi ami così come sono e non mi chiedi di cambiare. Mi chiedi solo di fare bene quello che faccio. La vetta è lontana e da solo non la raggiungerei mai mentre la Tua presenza mi dice che presto saremo lassù seduti a riposare.
Per arrampicare bisogna avere la pace dentro di sè. Ci deve essere tanto silenzio per sentire la melodia ininterrotta della nostra vita. Un silenzio grande e completo, perfetto come quello di una chiara giornata piena di sole in cui scendere veloci sulla neve fresca, scivolare felici e belli come i Tuoi Angeli.
Io non so quando correrò l'ultima avventura, quando mi caricherò il sacco sulle spalle, srotolerò la corda, salirò faticosamente per un ghiaione, sognerò, cantando nelle soste, per l'ultima volta. Sempre Tu sarai con me."

 

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Le tue mani son piene di fiori...

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Commemorazione dei defunti: Prego di G. Sacino

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Oggi non è un giorno triste, Signore Gesù,
anche se il cuore è pieno di rimpianti.
Un fiore al cimitero e una preghiera
non placano il rimorso di amori offesi,
di errori compiuti verso persone amate
che non sono più. Ormai passati a Te.

Oggi è la memoria della Pasqua, la Tua, o Gesù,
Tu che vinci la morte per Te e per noi.
La pasqua dei nostri morti.

Tutti li mettiamo sul Tuo cuore,
tutti li affidiamo a Tua Madre;
per tutti Ti chiediamo la grazia di contemplare,
in eterno, il Tuo volto.
E quando anche per noi
verrà l'ora di separarci dal corpo,
voi, anime belle, aiutateci
perchè la morte non ci colga impreparati,
ma. prima, recitando il Miserere
poi, come la sposa attende lo sposo,
cantare per sempre il Magnificat
della vita che non muore.
Amen.

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sogno

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Ho sognato di volare, così in alto che il blu diventava nero. Di lassù si poteva vedere tutto e sembrava che per tutto ci fosse una ragione.

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