Preghiera del montanaro (ricopiata da un quaderno di appunti)

mercoledì 2 novembre 2011





"Lasciati agganciare, Signore, come il mio moschettone. Tu sei il primo di cordata ed io Ti seguirò fedelmente, perchè ho fiducia in Te che sei mio amico da tanto tempo e conosci, molto meglio di me, qual'è la via migliore da seguire. Quando sono incerto, Tu mi rassicuri, quando ho paura mi consoli, quando sono in pericolo, mi salvi. Quando sono felice mi sorridi e canti con me. Divido il Tuo mantello, il Tuo pane, la Tua gioia. Porti anche il mio sacco e la mia fatica. Si sta bene con Te e si sale facilmente. La corda che ci unisce tocca a me costruirla, giorno per giorno e tenerla con cura, perchè non si rovini o vada perduta. I chiodi che mi assicurano alla parete, devono essere senza incrinature, come la roccia e senza falle. La roccia è dolce e dura ad un tempo. Anche Tu sei come lei: duro con Te stesso, dolce con gli altri. Io, invece, sono un po' pazzo come la mia montagna, ma Tu mi ami così come sono e non mi chiedi di cambiare. Mi chiedi solo di fare bene quello che faccio. La vetta è lontana e da solo non la raggiungerei mai mentre la Tua presenza mi dice che presto saremo lassù seduti a riposare.
Per arrampicare bisogna avere la pace dentro di sè. Ci deve essere tanto silenzio per sentire la melodia ininterrotta della nostra vita. Un silenzio grande e completo, perfetto come quello di una chiara giornata piena di sole in cui scendere veloci sulla neve fresca, scivolare felici e belli come i Tuoi Angeli.
Io non so quando correrò l'ultima avventura, quando mi caricherò il sacco sulle spalle, srotolerò la corda, salirò faticosamente per un ghiaione, sognerò, cantando nelle soste, per l'ultima volta. Sempre Tu sarai con me."

 

Le tue mani son piene di fiori...