Da Famiglia Cristiana articolo (parte) di Enzo Bianchi

giovedì 25 agosto 2011




E' di testimoni credibili che ha bisogno la fede cristiana. A partire da quella mattina del primo giorno della settimana in cui alcune donne trovarono vuota la tomba in cui era stato posto Gesù di Nazaret, il loro Maestro e Signore, condannato alla morte infamante della croce, l'annuncio cristiano si è fondato e diffuso sulla credibilità di semplici uomini e donne, capaci di incarnare nella propria esistenza la convinzione che la vita è più forte della morte, che l'amore vince l'odio.
Questo bisogno di persone credibili non è tuttavia limitato dalla fede cristiana: più in profondità ancora, è il bisogno proprio di ogni essere umano e dell'umanità nel suo insieme.
Per credere, per aver fiducia nell'altro, per confidare nei nostri simili,abbiamo bisogno di conoscere da vicino, quasi toccare con mano, uomini e donne come noi, come noi abitati da limiti e difetti, come noi segnati dalla debolezza e dalla paura, come noi provati dalle sofferenze e tentati dalla disillusione, eppure capaci, nonostante tutto e sovente contro ogni evidenza, di mostrare la grandezza dell'essere umano; non "nonostante" la sua miseria, ma attraverso di essa "grazie" alla sua piccolezza.


In mezzo scorre il fiume


di Renzo Montagnoli


 


 


Due file di salici, chinati sull’acqua,


canneti ondeggianti nel vento,


e in mezzo scorre lento il fiume.


Nell’ora che precede la sera,


solo il ronzio dei moscerini


s’accompagna al gracidio dei ranocchi.


Getto la rete, per il cibo della cena,


ma non c’è fretta a ritrarla.


È dolce lasciarsi accarezzare,


son come mani di fanciulla


gli aliti lievi della brezza


che risale dall’acqua


a ristorare i campi riarsi dal sole.


A notte le ninfe si specchieranno


alla luce di una luna prodiga


di enigmatici sorrisi.


Già dormirò, ma nel sogno


scivolerò su quest’acqua silente.


Magico incanto, tutto tace


e forte s’ode allora la voce della natura,


una melodia che solo il cuore


può ascoltare.


Ma è tempo di recuperar la rete,


di indovinare fra le maglie gocciolanti


gli argentei riflessi dei piccoli pesci.


Un ultimo sguardo prima di tornare a casa,


dove di rosso s’accende il cielo


i voli dei gabbiani disegnano le strade


che gli dei del giorno percorrono


per andare al riposo della notte.


E così, sempre,


finché questi occhi vedranno,


fino a quando saremo figli rispettosi,


di questa madre che ci ospita per il breve tragitto


che ci condurrà alla casa del tempo infinito.