Prego di G. Sacino

sabato 20 agosto 2011


In questi giorni il Santo Padre è a Madrid per la Giornata Mondiale della Gioventù. Ricopio: Prego di G. Sacino


Cristo, Figlio del Dio vivente,
oggi Ti voglio pregare,
particolarmente per il papa.
Per colui che hai chiamato,
nella successione apostolica,
a essere il nuovo Pietro;
colui che anche a noi,
uomini della tecnica e della globalizzazione,
ricorda che solo Tu solo sei il Salvatore dell'uomo.

Ti ringrazio per la forza della roccia
e il coraggio indomito dell'innamorato
che gli dai
per indicare a me e a tutti che adorarTi,
amarTi, chiederTi perdono
non è debolezza, ma virtù,
non è umiliarsi ma realizzarsi pienamente.

Grazie Gesù per il papa e per la Chiesa
che hai voluto donarci.
Aiutaci a non criticarla ma ad amarla,
perchè è nostra madre, e l'hai donata a noi
perchè ci sia di guida sicura
per incontrarTi nel tempo
e restare, sempre, con Te
nella beata eternità.
Amen

Giorni di vento (dialogo tra Miriam (Maria) e sua madre)di De Luca



- Succede, Miriam, di restare incinta senza accorgesene. Noi donne d'Israele siamo fertili più della nostra terra. Abbiamo sulla pelle il polline dei fiori. Quando mi trovai gravida di te, non ci pensavo più. Ero già in là negli anni. Fu un giorno di vento, quello del sud, secco e violento, il Kadìm, che sale dal deserto e costringe a stare chiusi in casa. Così tuo padre non andò al lavoro e si accostò a me in pieno giorno. Era la prima volta che ci abbracciavamo senza il buio. Non te l'ho raccontato? E' così che è cominciata la tua vita dentro di me. Fuori soffiava il Kadìm e la stanza era piena di luce.
Noi donne d'Israele siamo così, o sforniamo figli a cucciolate o ci toccano gravidanze rare e avventurose. La tua è la più speciale. Non ti viene in mente qualche particolare dell'incontro?


 


- Anche per me si è trattato di un giorno di vento, ma era quello di nord. Scuoteva la stuoia della mia stanza, che si affaccia sulla collina. E' entrato da lì il messaggero. Era fine d'inverno, uno degli ultimi giorni di freddo. Avevo addosso tutti i panni possibili, pure il mantello di lana che uso da coperta per la notte.

- Ma quel messaggero: com'era? Che età poteva avere? Gli hai visto il colore degli occhi, dei capelli?

- No, madre mia, ho guardato subito a terra, come si deve fare davanti agli uomini. E poi nella stanza era entrato il vento e una polvere chiara. Mi sono coperta gli occhi con la mano. Ho solo ascoltato le strane parole che ho già troppe volte ripetuto: "Shalòm Miriam", e tutto il resto.

-Ma proprio non hai avuto la curiosità di guardarlo in faccia? Nemmeno una sbirciatina tra le dita che coprivano gli occhi? Se una ragazza vuole vedere un uomo, si copre gli occhi con le dita della mano e poi tra le fessure può dare un'occhiata veloce. Le ragazze fanno così da sempre, non fare quella faccia meravigliata. Salvano le apparenze e soddisfano una curiosità. Allora? Neanche una sbirciatina?

- Vi assicuro di no. Sarei diventata rossa come una foglia secca della vite. Non so fingere, madre mia. Sono rimasta a occhi chiusi dietro la mano. Ero presa da un odore: un miscuglio di cannella e di pane ancora in forno. Non proveniva dalla polvere, perchè dopo lo spazzata via e non odorava. Proveniva dal messaggero. Era buono da sentire, mi piaceva. L'ho respirato e mi è venuta una perfetta calma. E neanche più freddo: quell'odore mi ha messo un caldo in mezzo al corpo, come quando tengo tra le mani una castagna arrostita. Il calore è entrato dal naso e si è fermato sotto l'ombelico. In quel momento ho saputo di essere incinta. L'ho saputo nei fianchi.

- Che peccato Miriam che non l'hai visto in faccia. L'avevi così vicino. Mi raccomando, se torna a trovarti, tieni gli occhi aperti. E chiedigli qualcosa, non te ne stare zitta. A proposito com'era il suo ebraico?

- Era quello delle scritture sacre, non il nostro aramaico moderno. E la sua voce era come le gocce che cadono da un secchio dentro un pozzo. Quando vado ad attingere l'acqua alla cisterna, il secchio salendo ne perde un poco. La voce del messaggero faceva lo stesso rumore, l'accento cadeva sulle sillabe come le gocce piovute da un'altezza dentro un'acqua ferma.
Sapete cosa penso, madre mia? Che io avevo già sentito quello "Shalòm Miriam". Non era mia suggestione di ragazza un po' sognatrice che mi faceva sentire quelle sillabe mentre tiravo acqua dalla cisterna. Erano vere, c'erano già state altre volte. Dev'essere per questo che non mi sono spaventata a risentirle nella stanza. Era solo strano che fossero lontane dalla cisterna.

- Sei così cambiata, figlia mia. Sembra che non t'importi del mondo. Non hai guardato in faccia il messaggero e invece sai dire di preciso la sua voce, l'odore. Fai come i ciechi.

-E' così, madre mia: cieca all'esterno e illuminata dentro. Così sto adesso. Più avanzano i giorni e più sulla mia pelle affiora il chiaro di luce che ho in corpo. Questa creatura dentro è una sorgente luminosa. Quando la dovrò partorire, mi ritroverò spenta a contare le scintille lasciate. Già adesso mi commuovono le lucciole.