Vegliare

mercoledì 13 luglio 2011



Vegliare: un'operazione di straordinaria semplicità che consente di far fronte all'insonnia, lavorando silenziosamente o pregando, sfuggendo così ai pensieri che spesso sono tristi.
Sono nata a Milano, in via Meda, quando da poco era scoppiata la guerra. Non ho ricordi di quel periodo, ma solo poco più tardi, quando, sempre a causa della guerra, i miei genitori si trasferirono a Conegliano Veneto, paese d'origine del mio papà.
La prima veglia  la feci in una stalla, dove riparammo con altri compaesani, a causa di un bombardamento. Avrò avuto quattro anni e nitido è il ricordo di una notte che trascorsi giocando con gli altri bambini mentre i "grandi" ascoltavano cosa succedeva al di fuori.
Un altro ricordo, vivissimo e dolce, è quello di quando, poco più grande, vivevo,da sola, dalla mia nonna materna e due delle mie zie, in un paesino del Friuli. Trascorrevamo le serate invernali sempre nella stalla, dove la presenza degli animali, assicurava un certo tepore. Si raccontavano storie, pettegolezzi, insomma si "socializzava" come diremmo oggi, con gli altri abitanti della cascina. Le mie zie e la mia nonna cucivano o rammendavano, ricordo qualcosa di "scozzese" che poi indossai il giorno di Natale!
Vegliare, per me, è sinonimo di attesa. Attesa che, come dice De Filippo in una sua commedia "'a dà passà à nottata".
Quando Paolo mi lasciava sola con i miei figli, si assentava molto per lavoro, li vegliavo lavorando a maglia. Golfini, pantaloncini, persino un capottino che era il mio capolavoro e che indossarono tutti e tre!
Non pregavo, allora, ma ugualmente i pensieri che accompagnavano il mio ferruzzare, erano rivolti al cielo, perchè proteggesse i miei cari.
La veglia più importante la feci per Valeria, quando rimase per cinque giorni in sala di rianimazione, per non più uscirne. Allora SI' che PREGAI!
Da allora, vegliare è divenuto un rito prezioso che mi è familiare. Ricordo le attese per Ada o Enrico che ritornassero dopo l'uscita del "sabato sera".
Il mio posto era là: distesa sul divano in tinello, un libro alla mano e il rosario sempre vicino, aspettavo che la famiglia si ricomponesse.
Adesso in casa siamo rimasti Paolo ed io. Io con la mia insonnia, i libri, il computer e l'amico più fedele: il rosario.