Salmo 137(136)

mercoledì 2 marzo 2011



Nel salmo 137 c'è un'espressione che ci fa pensare a ciò che sta succedendo in questi giorni e, se il nostro cuore sanguina, ci può scandalizzare.
Leggiamolo insieme con calma.
Si tratta della preghiera dell'esiliato, di colui che, deportato lontano dalla propria Patria, grida il suo dolore.
Ecco il Salmo:

 



Sui fiumi di Babilonia
là sedevamo piangendo
al ricordo di Sion.
Ai salici di quella terra
appendemmo le nostre cetre.
Là ci chiedevano parole di canto
coloro che ci avevano deportato,
canzoni di gioia, i nostri oppressori:
"Cantateci i canti di Sion!".
Come cantare i canti del Signore
in terra straniera?
Se ti dimentico, Gerusalemme,
si paralizzi la mia destra;
mi si attacchi la lingua al palato,
se lascio cadere il tuo ricordo,
se non metto Gerusalemme
al di sopra di ogni mia gioia.


 



Beh, i tempi erano diversi...ma non sembra che lo Spirito ce lo sussurri anche ai giorni nostri? E' comunque il pianto dell'uomo che vuole capire....