Nel giardino di Dio di Padre Gianni Fanzolato

domenica 30 gennaio 2011



Questa poesia è dedicata ai tanti, troppi, bambini morti, tra le mie braccia, di leucemia o di qualche altra rara malattia tropicale, quando ero cappellano in America Latina.


 



Dio, quando si fa sera,
ama passeggiare tra i fiori del suo giardino.
Pare estasiato dai mille colori
e ne assapora il delicato profumo.
Accarezza con la mano,
un garofano bianco,

e, dolcemente, lo chiama per nome.
Era, Diego,
tanto piccolo tra i piccoli,
e in quel giardino è tra i fiori più belli.
Quella rosa, che par d'oro,
è certamente Isabella,
che, prima di morire, parlava con Gesù,
e lo chiamava Amico.
Si ferma, Dio, a contemplare
la candida bellezza di un giglio,
che ricorda il sorriso luminoso di Sergio.
Con lui la stanza si riempiva di luce e
con gli occhi pieni di cielo sorrideva e
consolava la sua mamma.
Sergio era arrivato a profumare il giardino
pochi giorni dopo aver ricevuto
il soffio dello Spirito.
Ecco, Dio si sofferma
a quella aiuola dai mille colori,
c'è il vispo Francesco,
dagli occhi furbi e il cuore sempre contento,
e quel mughetto è Ariel, batuffolo bianco di neve,
e Jamira, viola mammola dai mille riflessi,
che profuma delicata il paradiso
dilettando così il cuore di Dio.
E poi Daniel, Ramiro, Gonzalito
formare un girotondo di petali festosi,
e far da cornice all'azzurro fiordaliso.
Occhi neri e spirito indomito ecco Juanito,
che tanto amava ridere spandendo gioia tra i compagni
nei bianchi lettini dell'ospedale.
Ora sorride al passaggio del Signore
e gli strappa il più bel sorriso che si abbia mai visto.
Miei bimbi: lucciole colorate, stelle d'oro
che illuminate il sentiero
dove Dio cammina, quando si fa sera.