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a tutti!!

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NESSUN luogo è lontano di R. buch

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aquila_reale_voloVola libera e felice, al di la dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c'incontreremo - quando ci piacerà - nel bel mezzo dell'unica festa che non può mai finire.
 



richard bach


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Pensieri

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Ho visto un filo d'erba
intralciare il quieto saltellare
di un passerotto
che cercava la felicità
tra le briciole del cortile.
Ho visto: piangere un bimbo
perchè il mondo non era bello,
come lo aveva disegnato.
Ho visto nascere un fiore dal selciato.
Ho visto una vela bianca sul mare.
Ho pensato: come può essere bella la vita
se il mio cuore si accorge
che ogni giorno, ogni cosa, si ricolora!
Signore fa' che ogni giorno
io possa stupirmi
delle cose che mi doni!

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Emily Dickinson

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Avevo un pettirosso cremisi
che molti giorni cantò
ma quando i boschi arrossarono
anch'egli se ne volò.

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Ave Maria di Trilussa

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Quannero regazzino, mamma mia
me diceva" Ricordati, fijolo,
quanno te senti veramente solo,
tu prova a recità 'n Ave Maria.
L'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe' maggia".
Ormai so' vecchio, er tempo s'è volato.
Da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Maronna Benedetta
e l'anima mia da sola pija er volo.

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Charles Peguy Lui è qui.

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Egli non aveva affatto bisogno di noi. Ed anche Gesù non aveva che da restare (ben) tranquillo, nel cielo prima di questa parte centrale, assiale, cardiaca della creazione, prima dell'incarnazione, prima della redenzione, prima della sua incarnazione, prima della sua redenzione. Egli era proprio tranquillo nel cielo e non aveva affatto bisogno di noi. Perchè egli è venuto? Perchè è venuto al mondo? Bisogna credere, amico mio, che io ho una certa importanza, io una donna da niente. Bisogna credere che lo scaglionamento del tempo, lo scaglionamento nel tempo aveva una certa importanza. Bisogna credere che l'uomo e la creazione e la destinazione dell'uomo e la vocazione dell'uomo e la salvezza dell'uomo avevano una certa importanza, tutto il mistero, tutti i misteri dell'uomo. Diversamente, contrariamente, era così semplice, e così presto fatto. Era già fatto in anticipo. C'era solo da non creare l'uomo, c'era solo da non creare il mondo. Allora non ci sarebbe stata la decadenza, non ci sarebbe stata la caduta, non ci sarebbero state nè caduta nè redenzione. Non ci sarebbe stata più alcuna storia, non ci sarebbe stata più alcuna seccatura.
Tutto il mondo sarebbe stato a casa propria. Come è possibile che io non sia grande, amico mio, se ho messo fuori posto tante cose, disordinato tante cose, e un (così )gran mondo ? Per aver avviato una storia così tragica. Un Dio, amico mio, Dio si è scomodato, Dio si è sacrificato per me. Ecco il cristianesimo. Ecco il punto di origine. Tutto il resto non è altro che ciò che Tucide, nell'intimità, chiamava bazzecola; in greco: meno di niente.

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pensiero per gli amici - anonimo

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Io penso a te oggi perchè è Natale, e ti auguro tanta felicità.
E domani, perchè sarà il giorno dopo Natale,
ti auguro altrettanta felicità;
e così ogni giorno dell'anno.
Non mi sarà possibile
dirti questo goni giorno,
ma non importa;
il mio pensiero ed il mio augurio
ti giungeranno egualmente.
E ogni volta che incontrerai
la gioia e la felicità,
io pure sarò felice.
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Davanti a Te di Tagore

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Ogni giorno, o Padrone della vita,
starò davanti a Te.
A mani giunte, o Dio della terra,
starò davanti a Te.

Sotto il cielo senza rive,
in silenzio, solitario,
con cuore umile, con le lacrime agli occhi,
starò davanti a Te.

In questo mondo vario,
in riva al mare del lavoro,
in mezzo agli uomini della terra,
starò davanti a Te.

Quando in questo Tuo mondo
il mio lavoro sarà compiuto,
o Re dei re, solo, in silenzio,
starò davanti a Te.

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Grotta della Natività, Betlemme

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NATO E' IL SALVATOR, ALLELUJA!

NATO E' IL SALVATOR, ALLELUJA!

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Giovanni Paolo II, Messa di Mezzanotte, Natale 2004

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"Sei nato in questa Notte, nostro divin Redentore, e per noi, viandanti sui sentieri del tempo, Ti sei fatto cibo di vita eterna.
Ricordati di noi, eterno Figlio di Dio, che nel grembo verginale di Maria Ti sei incarnato!
L'interra umanità, segnata da tante prove e difficoltà, ha bisogno di Te.
Resta con noi, Pane vivo disceso dal Cielo per la nostra salvezza!
Resta con noi per sempre".

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William Congdon, Natività 1960

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In notte placida,per muto sentier,
dai campi dei cieli scese l'Amor;
dell'alme fedeli il Redentor.
Nell'aura è palpito, d'un grande mister;
Del nuovo Israel nato è il Signor,
il Fiore più bello dei nostri fior.
Cantate o popoli gloria all'Altissimo!
L'animo aprite a speranza e amor!

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NATALE a Baghdad da Tracce di dicembre

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La festa, per molti, sarà in casa, non in chiesa. Per evitare di fare da bersagli. E per schivare come si può il pericolo che il Natale diventi un'altra occasione di martirio, una Strage degli Innocenti, anticipata al 25 dicembre.
Mette tristezza a pensarci, ma a Baghdad - come in tante altre parti del mondo - i cristiani vivono così. In croce. Perseguitati. Umiliati. E uccisi come le decine di vittime dell'assalto alla chiesa di Nostra Signora del Soccorso il 31 ottobre. O gli altri che cadono per le violenze di ogni giorno.
Siamo andati a casa loro, perchè è un modo per non lasciarli soli. Per non dimenticare e fare tutto quello che possiamo a cominciare dalla preghiera. Ma il viaggio ha anche un altro motivo: E' che LORO sono NOI. Fratelli nella fede. Ma anche perchè sono testimoni di che cosa sia quello strano fattore dell'esperienza cristiana che non ha fede, nè speranza, nè bellezza, nè bontà o giustizia senza che questo si chiami SACRIFICIO.
Abbiamo parlato con diverse persone e la loro testimonianza intrisa di semplicità ci mostra che il loro sacrificio non è solo la fatica estrema fino al rischio del martirio, ma è proprio la possibilità che ti venga tolta la vita per la fede. E' darla per Cristo. A Cristo.
Alla domanda che spesso si sentono fare, a bruciapelo, da occhi ostili,"sei cristiano?"è come se
consegnassero tutto di sè, letteralmente. Qui, può capitare, per la follia di un Kamikaze di saltare per aria, di fermare la propria vita o quella dei propri cari.
Dare la vita a Cristo. Come Lui ha fatto per noi. Nella croce, sacrificio supremo. Ma prima ancora INCARNANDOSI. Nascendo in una grotta (Lui, Dio!) E donando ogni istante della Sua vita per le nostre vite e per l'opera del Padre "Il sacrificio più grande è dare la propria vita per l'opera di un Altro"
Anche per questo preghiamo per i cristiani di Baghdad. (D.P.)

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NATALE di Giovanni Paolo II

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Natale: ecco la notte della più grande esaltazione
dell'uomo: in essa egli trova
la sua nascita.
La mangiatoia: il primo luogo
dell'incontro tra Dio e gli uomini.

Colui che è nato in tutta la debolezza dell'uomo
è nato per aiutare me, uomo,
ad essere uomo,
per darmi il potere di essere uomo.
Infatti essere pienamente uomo significa
diventare figlio di Dio
poichè il Figlio di Dio è diventato uomo.

"Dio nasce e le potenze tremano.
Il Signore dei cieli è spogliato.
Il fuoco si spegne e lo splendore si adombra.
L'infinito accetta i limiti.
Disprezzato - rivestito di gloria.
Il mortale - il re dei secoli".
Ecco il brano di un canto natalizio polacco,
che contiene una formidabile espressione del mistero
del Dio incarnato.
Mistero che abbraccia i contrasti:
la luce e le tenebre della notte,
l'infinità di Dio
e i limiti umani,
la gloria e l'umiliazione,
l'immortalità e la mortalità,
la divinità e la povertà dell'uomo.
In questo momento avviene qualcosa che
non ha confronti nella storia dell'uomo.

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Maria

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Ti dico grazie Maria,perchè
hai accolto Gesù nell'esultanza e nella gioia
e perchè lo hai accompagnato
ogni momento del suo cammino su questa terra,

fino al Calvario.
Ormai la festa del Natale è vicina
 
ti chiedo Padre
di aprire i nostri cuori
al Tuo Amore
per proclamare, con Maria,
la nostra gioia,
perchè ascoltando il grido dei poveri in spirito,
ha dato a loro un Salvatore.
Ti chiedo ancora di rinforzare
 la mia debole volontà,
 perchè, come Maria,
 possa camminare incontro a Gesù,
 e giungere a contemplare il Suo Volto.

 

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Regali di Bruno Ferrero

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Il postino suonò due volte. Mancavano cinque giorni a Natale. Aveva tra le braccia un grosso pacco avvolto con carta preziosamente disegnata e legato con nastri colorati.
"Avanti", disse una voce dall'interno.Il postino entrò. Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d'ombre e di polvere.
Seduto in una poltrona c'era un vecchio.
"Guardi che stupendo paccone di Natale!", disse allegramente il postino.
"Grazie. Lo metta pure per terra", disse il vecchio con la voce più triste che mai.
Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano.
Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l'aria di spassarsela bene. Allora, perchè era così triste?
"Ma, signore, non dovrebbe fare un po' di festa a questo magnifico regalo?".
"Non posso...Non posso proprio", disse il vecchio con le lacrime agli occhi. E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: "Da tua figlia Luisa e marito".
Mai un augurio personale, una visita, un invito: "Vieni a passare il Natale con noi".
"Venga a vedere", aggiunse il vecchio e si alzò stancamente. Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta.
"Ma..." fece il postino. Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro carta preziosa e i nastri luccicanti.
"Ma non li ha neanche aperti!" esclamò il postino allibito.
"No", disse mestamente il vecchio. "Non c'è amore dentro".

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Rabindranath Tagore

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Dormivo e sognavo
che la vita era soltanto gioia.
mi svegliai e vidi che la vita
è soltanto servizio
servii e capii che il servizio è gioia

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BABUSHKA di Bruno Ferrero

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Babushka aveva la casa più pulita, lavata e meglio tenuta del villaggio. Il giardino era bellissimo, la cucina superba. Dall'alba al tramonto, Babushka era occupata a strofinare, lucidare, riordinare.
Così non vide la stella luminosa che illuminò la notte. Non vide la linea di luci tremolanti che avanzavano verso il villaggio. Non udì il suono delle zampogne e quello delle campane che diventava sempre più forte. Non udì le voci e i sussurri dei suoi compaesani. Ma il bussare alla porta questo non poteva non sentirlo.
"Che c'è" chiese, vide la faccia rugosa di un pastore, con il naso paonazzo per il freddo e i fiocchi di neve nei capelli. "Puoi farci scaldare un po' al tuo fuoco, per favore?" chiese il pastore. Babushka pensò ai suoi pavimenti lucidi, alla sua tranquillità messa a soqquadro, ma li fece entrare. I pastori spalancarono gli occhi alla vista del pane fatto in casa, dei dolci, delle marmellate e delle conserve di Babushka. E lei, che aveva buon cuore, li rifocillò. "Dove andate?" chiese Babushka, mentre li serviva. "Seguiamo la stella. Ci guida verso un neonato re, il più grande che sia mai nato, il re del Cielo e della Terra" rispose un pastore. "Perchè non vieni con noi?" disse un altro pastore. "Gli puoi portare un dono anche tu." "Oh" disse Babushka, "non sono sicura che mi accoglierebbe bene. E quanto al dono..." Fece una pausa. I suoi occhi si riempirono di tristezza. "Ho un canestro pieno di giocattoli". disse tristemente. "Il mio bambino, il mio piccolo re, è morto piccolissimo". "Allora vieni con noi?" chiesero i pastori. "Domani" tagliò corto Babushka "domani". I pastori partirono e Babushka si mise a riordinare e a ripulire. La notte sucessiva passarono altri pastori. "Sei pronta Babushka?". "verrò...verrò domani" gridò Babushka "Vi raggiungerò. Devo ancora pulire, trovare un dono, prepararmi". Lucidava, spolverava e batteva cuscini e tappeti. Così passò un'altra notte. Infine si decise: tirò fuori i giocattoli del suo bambino. Ma, santo cielo, com'erano polverosi! Non erano certo adatti ad un bambino re del Cielo e della Terra: cominciò subito a ripulirli. Lavorò a lungo. Uno ad uno i giocattoli si fecero lucenti, scintillanti. Dopo un altro giorno, finalmente partì. Camminava in fretta, di villaggio in villaggio. Chiedeva se avevano visto i pastori.
"Sì, sì" rispondevano "li abbiamo visti, sono andati di là". Passarono i giorni. Babushka non si fermava mai, nè di notte, nè di giorno. Infine giunse a Betlemme. Chiese del regale bambino a tutti. Solo un albergatore sapeva: "Se vuoi vedere dov'era il bambino" disse rapidamente "devi cercare la stalla che sta sulla collina. Non avevo posto per loro qui. L'albergo era pieno". Babushka fece il sentiero di corsa. Ma quando arrivò vide che la stalla era vuota. Pensate che si sia scoraggiata? Nemmeno per sogno. Si dice che Babushka sia ancora alla ricerca del Bambino Gesù, perchè il tempo non significa niente nella ricerca delle cose vere. Anno dopo anno va di casa in casa chiedendo:"Si trova qui? E' qui il Cristo Bambino?".
In particolare a Natale, quando vede un bambino che dorme e sente parlare di buone azioni, tira fuori un giocattolo dal suo cestino e lo lascia, non si sa mai. Sa bene che ogni bambino, anche se non è Gesù Bambino, è sempre una grande speranza per l'umanità intera. E' un grande regalo di Dio. (Favola russa)

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Lodiamo Maria

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Maria meglio di ogni altra creatura al mondo ha saputo aspettare la nascita del Salvatore dei poveri. Lodiamola imitandola.
Noi ti lodiamo Maria: giovane donna del paese di Nazaret, perchè, nella tua giovinezza hai sperato e atteso la venuta del Salvatore del mondo: ti affidiamo i giovani che vivono con lealtà la vita di ogni giorno, sicuri di incontrare Cristo camminando insieme a Te.
Tu donna servizievole e premurosa che sei corsa in aiuto a Tua cugina Elisabetta: guarda con amore le tante, silenziose persone che, premurose e servizievoli, si mettono al servizio di chi ha bisogno delle loro mani.

 Maria, donna povera, promessa ad un uomo povero, hai saputo attendere la nascita di Gesù tra i più poveri e i più umili, dando a loro la speranza di una ricchezza spirituale: guardando a Te, Maria, tutti i poveri del mondo attendono Gesù, che entrerà nelle loro case e siederà alla loro tavola, spezzando il pane.
Maria, Tu più di ogni altra donna Ti sei fidata di Dio e della Sua Parola: prendi sotto il Tuo manto ogni persona che ama Dio, lo invoca, si fida di Lui, e sa che nella preghiera costante incontrerà Cristo.
Tu che hai scelto di essere la serva del Signore guarda a tutte le persone che consacrano la loro vita al servizio di Dio e dei fratelli,sapendo, nel loro cuore, che Cristo vive in loro.
Maria, Madre gloriosa aiutaci in questo Natale che è alle porte, a preparare il nostro cuore, quale casa accogliente per Gesù che nasce.

 
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la nascita di Gesù di Rainer Maria Rilke

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Se in Te semplicità non fosse, come
t'accadrebbe il miracolo
di questa notte lucente? Quel Dio,
vedi, che sopra i popoli tuonava
si fa mansueto e viene al mondo in Te.
Più grande, forse, lo avevi pensato?
Se mediti grandezza: ogni misura umana
dritto attraversa ed annienta
l'inflessibile fato di Lui. Simili
vie neppure le stelle
hanno. Son grandi, vedi, questi re;
e tesori, i più grandi agli occhi loro,
al Tuo grembo dinanzi essi trascinano.
Tu meravigli forse a tanto dono:
ma fra le pieghe del Tuo panno guarda,
come ogni cosa Egli sorpassi già.
Tutta l'ambra imbarcata dalle terre
più remote, i gioielli aurei, gli aromi
che penetrano i sensi conturbanti;
tutto questo non era che fuggevole
brevità: d'essi, poi, ci si ravvede;
ma è gioia - vedrai -ciò che Egli dà.

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La vera libertà di Gibran

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L'amore è la sola libertà del mondo,
perchè eleva lo spirito a tal punto
che le leggi dell'umanità
e i fenomeni della natura
non ne alterano il corso.
Sei libero davanti al sole del giorno,
sei libero davanti alle stelle della notte;
e sei libero
quando non c'è il sole
nè la luna
nè le stelle.
Sei libero
persino quando chiudi gli occhi
su tutte le cose.
Ma non sei libero della persona che ami,
perchè l'ami,
e non sei libero della persona che ti ama
perchè ti ama.
Date poco se non date voi stessi..
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La bella favola di Gina Lagorio

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Forse c'è nella vita di ognuno un punto fermo, oltre il quale niente è più come prima e tutto si prospetta in una luce diversa. Forse tutti abbiamo un Natale, nella nostra vita, che abbiamo considerato- magari senza rifletterci, d'istinto- come l'ultimo. "L'infanzia è finita": l'abbiamo pensato vergognandoci, perchè ce lo dicevamo essendo magari uomini importanti o madri di famiglia. Io ricordo che pensai proprio così, che era finita l'infanzia, quando mia madre morì. Avevo una figlia anch'io, lavoravo, ma che ci fosse la mamma per me significava ancora questo: c'era qualcuno che mi proteggeva, che mi amava senza giudicarmi..Il Natale è stata l'attesa più importante della mia infanzia di figlia unica, e l'avevo condivisa con lei: aspettavo Gesù Bambino con i rovelli che il desiderio del dono ambito faceva crescere di giorno in giorno se temevo di averla delusa, e preparavo una letterina con una trepidazione senza pari. Poi arrivava la mattina in cui trovavo sotto l'albero la bambola o la culla che avevo lungamente covata nelle vetrine, e partivo con i miei per raggiungere in cascina i fratelli di mio padre e i cugini. Il pranzo nella grande sala riscaldata da un'enorme stufa e con il riflesso delle fiamme del camino guizzante sui muri era un evento epico; montagne di cibi a cui avevano lavorato per giorni le donne di casa, ruscellare di vini, esplodere in risate, coro di voci gioiose. Mio nonno presiedeva alla festa come un patriarca.
Là imparai tante cose della vita domestica contadina che ora, quando lo racconto, alle mie nipoti sembrano quasi leggenda: come si fa il pane, le conserve di pomodoro, le marmellate di frutta. Arrivava di tutto su quella tavola allungata coi cavalletti e ricoperta da una tovaglia bianchissima, tessuta in casa. Il piatto forte era costituito dai ravioli, bolliti in brodo di cappone. E alla fine del pranzo mi si chiedeva, a gran voce, di recitare la poesia di Natale, imparata a scuola, in piedi su di una sedia. E' stato certo quel ricordo così caldo e ricco a farmi curare, più tardi, come meglio potevo i Natali delle mie figlie, anche se dentro di me, dal giorno in cui non ci fu più mia madre, il Natale divenne la "loro" festa; per me, era solo un'occasione di pace domestica. La nostalgia aveva preso il posto dell'attesa. La magia che si respira nelle favole dell'infanzia, non c'era più.
Tanti Natali sono passati, le mie figlie hanno finito per prendere il mio posto nel prepararlo: conoscono negozietti misteriosi come antri di maghi; scoprono oggetti futili che hanno in sè il dono prezioso del sorriso: non dimenticano niente e nessuno.
Se esco in centro nei giorni sotto Natale, il desiderio della fuga è irresistibile, il rigetto della città è prepotente. Tra cento negozi che aspirano a gareggiare con Parigi o New York, mi persuado che il Natale c'è ancora, e tuttavia non c'è più. C'è la buccia del Natale, ma dentro non è rimasto niente di ciò che gli dava senso.
Ora il Natale ha ancora senso se c'è un bambino che aspetta Gesù e i suoi doni.
Il Natale evangelico degli uomini di buona volontà è un dono raro, che può ancora celebrare chi abbia la grazia della fede e una speranza non solo terrena. Come a dire: poichè il Natale vero non c'è più - il Natale dell'amore fra le persone, delle speranzenel domani, della fede nei valori che durano - sogniamo almeno le fughe possibili che un oggetto può suggerire. Il guaio è che mille ritorni al privato non fanno una sola coscienza civile collettiva, anche se, per fortuna, ci sono le individuali assunzioni di responsabilità che tendono, operando, a rendere meno amara la vita degli emarginati: dalla miseria, dalla malattia, dalla storia, dal destino. Una presenza salvifica, che apre sull'orizzonte buio, schegge di luce, e nel soffoco generale immette refoli di umana tolleranza e di misericordia.
E poi e poi... c'èsempre un bambino che amiamo che batte le mani alle luci dell'albero. Perchè non sperare per lui una vita più vivibile in un mondo meno corrotto dall'indifferenza? Restiamogli accanto , le piccole mani nelle nostre grandi provate dagli anni, il suo stupore innocente intatto specchio della nostra esperienza: il Natale è nuovo per lui, a sua misura, di attesa e di memoria. La bella favola continui tra molte malinconie e una speranza irrinunciabile.
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BUONA FESTA DELL'IMMACOLATA A TUTTI!

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MARIA di Luigi Giussani

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PER L'UMILE OBBEDIENZA
DI UNA GIOVANE DONNA
ERA COMINCIATA
LA SALVEZZA DEL MONDO,
IN UN PICCOLISSIMO PAESE,
DENTRO UNA PICCOLA CASA.
MA DA LI'
SENZA ARMI NE' POTERE
SAREBBE STATO VINTO
TUTTO IL POTERE DEL MONDO.


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IL DONO MISTERIOSO di Bruno Ferrero

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Era l'alba a Betlemme. L'ultimo pellegrino se n'era andato e la stella era scomparsa. La Vergine Maria guardava dolcemente il Bambino che si era addormentato. Lentamente, cigolando, si aprì la vecchia porta della stalla. Sembrava spinta da un soffio di vento più che da una mano. Sulla soglia comparve una donna anziana, coperta di stracci. Maria sussultò, come se avesse visto una fata cattiva. Gesù continuava a dormire. L'asino e il bue strappavano bocconi di fieno e paglia da un mucchio che avevano davanti al muso e non degnarono di uno sguardo la nuova venuta.
Maria la seguiva con lo sguardo. Ogni passo della sconosciuta sembrava lungo come dei secoli. La vecchia continuava ad avanzare, finchè fu accanto alla mangiatoia.
Gesù bambino spalancò gli occhi di colpo e Maria si meravigliò vedendo brillare negli occhi del bambino e della donna la medesima luce di speranza.
La vecchia si chinò sul Bambino. Maria trattenne il fiato.
La vecchia frugò nei suoi abiti stracciati, cercando qualcosa. Parve impiegare dei secoli a trovarla. Maria continuava a guardarla con inquietudine. Finalmente, dopo un tempo lunghissimo, la vecchia estrasse dai suoi stracci un oggetto, che rimase però nascosto nella sua mano, e lo affidò al bambino.
Dopo tutti i doni dei pastori  che cosa poteva mai essere quel dono misterioso?
Maria vedeva solo la schiena della vecchia china sulla culla improvvisata di Gesù.
Poi la vecchia si raddrizzò, come se si fosse liberata di un peso infinito che la tirava verso terra.
Le sue spalle si sollevarono, il suo capo si elevò, e quasi toccava il soffitto. il suo viso ritrovò miracolosamente la giovinezza. I suoi capelli ridivennero morbidi e lucenti come seta. Quando si allontanò dalla mangiatoia, per scomparire nell'oscurità da cui era venuta, Maria potè finalmente vedere il dono misterioso.
Nelle piccole mani di Gesù brillava una mela rossa.
Quella donna era Eva, la prima donna, la madre dei viventi, che aveva consegnato al Messia il frutto del primo peccato.
Perchè ora, con Gesù, era nata una Creazione nuova. E tutto poteva ricominciare.

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Nella stalla di Betlem di C. Peguy

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Sotto lo sguardo di quell'asino e quello del bue
il Bambino riposava nella pura luce.
E nel giorno dorato della vecchia capanna
splendeva il suo sguardo incredibilmente nuovo.

Il bambino alzava lo sguardo verso gli occhi enormi
più profondi e più dolci dell'oceano infinito.
Per la prima volta ammirava in questo specchio gigante
la profondità dei mari e il riflesso dei cieli.
........

Immobile il bambino dormiva nel profondo del sonno
stava cominciando il nuovo grande regno
stava iniziando il grande evento
l'insediamento di Dio nel cuore degli uomini.

Stava cominciando quel rinnovamento:
creare il tempo nuovo e la legge nuova.
Stava iniziando una nuova coltivazione:
negli antichi lavori produrre una nuova spiga.

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Non vi era posto per loro nell'albergo di G. Pontiggia

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"Non vuole assistere alla Messa di mezzanotte?" gli chiese la suora avvicinandosi al letto.
"No, la ringrazio" rispose.
"Guardi che possiamo accompagnarla nella cappella - gli aveva preso la mano, con la sua confidenza affettuosa - Lei non si deve neanche alzare".
"No, la ringrazio" ripetè.
"Può seguirla in televisione - insistette lei, sollevandogli, la mano sulla coperta- Insomma, non può perdere la messa anche la notte di Natale".
"Che cosa possiamo fare?" le chiese.
"So io - rispose lei - "Aspetti". Uscì con la sua gonna larga, frusciante. Rientrò poco dopo e gli porse un piccolo volume rilegato in tela rossa:" E' la Bibbia di Gerusalemme, quella concordata. Scommetto che lei non legge la Bibbia da molti anni".
"Sì".
"Quanti anni?".
Lui riflettè:"Cinquant'anni". Aggiunse:"Avevo letto tutto il Vecchio Testamento a trent'anni".
"Ecco, adesso per conforto, si legga i passi degli evangelisti sulla nascita di Gesù. E così santifica il Natale. D'accordo?".
"D'accordo" annuì lui.
Quando lei uscì cominciò a sfogliare quelle pagine di carta india, di colore avorio. Matteo parlava di una casa a
Betlemme, a cui erano arrivati i Magi, ma forse - spiegava il commento - non era quella dove Gesù era nato. Marco non accennava neppure a Betlemme e neanche Giovanni. Solo Luca nominava la mangiatoia in cui era stato deposto Gesù, perchè non vi era posto per loro nell'albergo.
Appoggiò la testa al cuscino e guardò il soffitto. "Non vi era posto per loro nell'albergo". Non diceva che l'albergo era colmo, ma che non vi era posto per loro. Dovevano rimanere fuori della soglia. Chiuse gli occhi. E quando li riaprì, si accorse di aver sognato che non vi era posto neanche per lui nell'albergo.
La suora ritornò e gli chiese: "Ha letto?".
"Sì".
"Come si sente?".
"Meglio - disse - Anche se non c'è posto per me nell'albergo".

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La vecchietta che aspettava Dio

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C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della sua giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva:" Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.
Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò:"Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.
Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese.
"Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo...E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa". implorò il povero.
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.
La giornata passò. ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise di andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare.
Le apparve in sogno il buon Dio che le disse:" Oggi per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto!".
GESU' CONTINUA A VENIRE QUAGGIU' A VOLTE E' DIFFICILE RICONOSCERLO.
(Bruno Ferrero)
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Cardinale Newman

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Il Beato Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l'adempimento delle profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso "la via, la verità, la vita".

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