NATALE a Baghdad da Tracce di dicembre

martedì 21 dicembre 2010




La festa, per molti, sarà in casa, non in chiesa. Per evitare di fare da bersagli. E per schivare come si può il pericolo che il Natale diventi un'altra occasione di martirio, una Strage degli Innocenti, anticipata al 25 dicembre.
Mette tristezza a pensarci, ma a Baghdad - come in tante altre parti del mondo - i cristiani vivono così. In croce. Perseguitati. Umiliati. E uccisi come le decine di vittime dell'assalto alla chiesa di Nostra Signora del Soccorso il 31 ottobre. O gli altri che cadono per le violenze di ogni giorno.
Siamo andati a casa loro, perchè è un modo per non lasciarli soli. Per non dimenticare e fare tutto quello che possiamo a cominciare dalla preghiera. Ma il viaggio ha anche un altro motivo: E' che LORO sono NOI. Fratelli nella fede. Ma anche perchè sono testimoni di che cosa sia quello strano fattore dell'esperienza cristiana che non ha fede, nè speranza, nè bellezza, nè bontà o giustizia senza che questo si chiami SACRIFICIO.
Abbiamo parlato con diverse persone e la loro testimonianza intrisa di semplicità ci mostra che il loro sacrificio non è solo la fatica estrema fino al rischio del martirio, ma è proprio la possibilità che ti venga tolta la vita per la fede. E' darla per Cristo. A Cristo.
Alla domanda che spesso si sentono fare, a bruciapelo, da occhi ostili,"sei cristiano?"è come se
consegnassero tutto di sè, letteralmente. Qui, può capitare, per la follia di un Kamikaze di saltare per aria, di fermare la propria vita o quella dei propri cari.
Dare la vita a Cristo. Come Lui ha fatto per noi. Nella croce, sacrificio supremo. Ma prima ancora INCARNANDOSI. Nascendo in una grotta (Lui, Dio!) E donando ogni istante della Sua vita per le nostre vite e per l'opera del Padre "Il sacrificio più grande è dare la propria vita per l'opera di un Altro"
Anche per questo preghiamo per i cristiani di Baghdad. (D.P.)