La storias di E. Morante

mercoledì 17 novembre 2010

fiori_012


C'era una SS che per i suoi delitti orrendi un giorno, sul far dell'alba, veniva portata al patibolo. Gli restavano ancora una cinquantina di passi fino al punto dell'esecuzione, che aveva luogo nello stesso cortile del carcere. In questa traversata, l'occhio, per caso, gli  si posò sul muro sbrecciato del cortile, dove era sbocciato uno di quei fiori seminati dal vento, che nascono dove capita e si nutrono, sembrerebbe, d'aria e di calcinaccio. Era un fiorellino, timido, composto da quattro petali e da un paio di pallide foglioline, ma in quella luce nascente la SS ci vide, col suo splendore, tutta la bellezza e la felicità dell'universo e pensò: "Se potessi tornare indietro e fermare il tempo sarei pronto a passare l'intera mia vita nell'adorazione di quel fiorelluccio". Allora, come sdoppiandosi, sentì dentro di sè, la sua propria voce, ma gioiosa, limpida, eppure lontana, venuta da chissà dove, che gli gridava:"In verità ti dico: per questo tuo ultimo pensiero che hai fatto, sul punto della morte, tu sarai salvo dall'inferno". Tutto ciò a raccontarlo ci è voluto un certo intervallo di tempo, ma là ebbe la durata di mezzo secondo. Fra la SS che passava in mezzo alle guardie e il fiore che si affacciava al muro c'era tutt'ora più o meno la stessa distanza iniziale, appena un passo. "No!, gridò fra sè e sè la SS, voltandosi indietro con furia, Non ci ricasco, no, in certi trucchi!", e siccome aveva le due mani impedite, staccò quel fiorellino coi denti, poi lo buttò a terra, lo pestò sotto i piedi e ci sputò sopra".

Questa è la scelta profonda che noi operiamo quotidianamente di fronte alla pioggia o al sole, al padre o alla madre, ai compagni di lavoro. E' il POVERO DI SPIRITO, colui che di fronte alla realtà non ha da difendere nulla.
(Il "Senso religioso" di L. Giussani.