L. Giussani "Il rischio educativo"

martedì 9 novembre 2010

dostoevskijDostoevkij diceva "Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?"
Tutto il dramma dell'interrogativo di Dostoevskij sta qua: se questo fattore c'è, se è reale ora. La fede è un atto dell'intelletto, dice il catechismo, è un atto di coscienza che coglie la Presenza di qualcosa che la ragione non saprebbe cogliere, ma che pur si deve affermare, altrimenti si eluderebbe, si eliminerebbe qualcosa che c'è dentro l'esperienza, che l'esperienza "indica", quindi in qualche modo innegabilmente c'è dentro; è inspiegabile, ma c'è dentro. Allora per forza c'è in me una capacità di capire, di conoscere un livello della realtà che è più grande del solito; e son costretto dalla ragione ad ammetterlo: tutto il nucleo dell'intelligenza cristiana è qui.Bisogna capirlo. Non bisogna capire come Cristo è qui; bisogna capire che si è "costretti ad affermare" che c'è qualcosa d'altro qui.
E' una grazia che accade. E' grazia della fede.