incontro in ascensore

venerdì 22 ottobre 2010

505397611vetrina


E' lunedì pomeriggio. Sono in centro. Voglio vedere se alla UPIM trovo un golfino per me. Prendo l'ascensore che mi porta al primo piano. Entra, con me, una nonna con una bimba sul passeggino. Le sorrido, le faccio una carezza e le chiedo come si chiama. Risponde la nonna. La bambina non sente, è da due anni condannata sulla sedia a rotelle e ha un'aspettativa di vita di circa sei mesi. Due parole, un attimo, una vita. Mi vengono in mente i miei nipotini, specialmente Giacomo che ha tre anni. E' bello, vivace, sempre in movimento. Solo un piano e siamo già arrivati. La nonna saluta: io  rimango muta nell'ascensore. Mi viene da piangere. Neanche il tempo di chiedere il nome della bambina. Rientro a casa e la giornata trascorre veloce. Fino a sera. Quando il ricordo di quell'incontro non mi fa dormire. Penso ai genitori di quella bambina, ai suoi parenti. "Carità, dono commosso di sè" disse una volta Giussani. Non è uno slogan. E' il modo con cui affrontare la vita. Quando non fa sconti. E sei lì, con quell'angelo misterioso, che ogni giorno ti guarda. E ti chiede:"Ma tu, dove poni la tua speranza?"